FILM

Cannes 2026 - Gentle Monster, la recensione: Quando il mostro era in casa

Léa Seydoux è una pianista che decostruisce le canzoni degli uomini, finché la polizia non bussa alla sua porta. Il film di Marie Kreutzer al Festival di Cannes 2026.

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Lucy (Léa Seydoux) è una pianista di successo la cui missione musicale è decostruire le canzoni pop scritte dagli uomini. Tra Yellow dei Coldplay e Boys Don't Cry dei Cure, insieme al marito Phillip e al figlio piccolo sembra vivere un idillio fatto di canzoni spensierate e di una bella villa in campagna. Tutto normale, finché un giorno la polizia entra in casa e requisisce tutti i dispositivi digitali del marito. Il motivo? Possesso e diffusione di materiale pedopornografico accumulato per anni.

Il matrimonio come nervo scoperto

Scritto e diretto dalla regista tedesca Marie Kreutzer, Gentle Monster — come il recente The Drama di Kristoffer Borgli — parte dall'idea del matrimonio come nervo scoperto dell'ipocrisia borghese, luogo di segreti atroci che mettono a dura prova la morale dei personaggi e il loro posizionamento sociale. A differenza di quel film, Gentle Monster si concentra sugli effetti del mostruoso sul singolo e racconta l'elaborazione da parte di Lucy della traumatica scoperta, con tutto ciò che ne consegue. Da una parte Kreutzer pone come priorità la preoccupazione di Lucy che il marito possa aver abusato del loro figlio, ma dall'altra il lavoro di regia e lo sviluppo della trama mostrano come più urgente la necessità di raccontare il tormento emotivo della protagonista e il suo tentativo di capire quell'alieno che era un tempo suo marito.

Travestito da procedural (in quali modalità è avvenuto il crimine?) ma in realtà poco interessato ai fatti, Gentle Monster propone diverse strade senza mai percorrerne nessuna fino in fondo, concentrandosi soprattutto nel rappresentare il tormento emotivo di una donna sospesa tra il catatonico e il delirante. Kreutzer sottolinea più volte allo spettatore alcuni atteggiamenti "particolari" di Phillip, ma è come se ne presentasse l'evidenza criminosa come mero contrappunto all'ignoranza di Lucy sui fatti, assumendo così una problematica posizione di superiorità morale nei confronti della sua stessa protagonista.

Parallelismi incompiuti

Tra le altre strade mai sviluppate c'è ad esempio una certa volontà di indagare il rapporto tra sesso e potere, e i giochi di ruolo nel nucleo familiare. Ma è un discorso che viene portato avanti solo a parole, o attraverso lo sfocato parallelismo tra la situazione di Lucy e quella della poliziotta che indaga sul caso. Quest'ultima deve infatti occuparsi di un padre la cui malattia degenerativa lo rende predatore delle badanti che si alternano in casa, ma non è ben chiaro come la storia di questo personaggio e il suo rapporto con Lucy contribuiscano a una tesi o a una conclusione precisa.

Evitando postulati o un'esplicita condanna, e rifiutando una chiara presa di posizione — narrativa o cinematografica — Gentle Monster ha un'unica idea: raccontare come gli atteggiamenti sessualmente predatori degli uomini, siano essi mariti o padri, ricadano sulle donne a loro legate. È l'affermazione di una supposta superiorità nella responsabilità affettiva, la stessa che Lucy critica con le sue canzoni ma che il film, alla fine, impone allo spettatore.

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