FILM

Cannes 2026 - Paper Tiger, la recensione: James Gray torna a casa

James Gray torna al Queens degli anni Ottanta con un melodramma di mafia magistrale: personaggi incisivi, regia di rara precisione

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C'è un modo in cui James Gray conosce il Queens degli anni Ottanta che non si impara sui libri e non si inventa davanti a un monitor di montaggio. Si sente in ogni inquadratura di Paper Tiger, in concorso a Cannes 2026: nelle scale di servizio, nei vialetti laterali, nelle anticamere e negli scantinati in cui il film preferisce ambientare le sue scene cruciali, evitando con cura la frontalità del racconto per affidarsi invece alle ombre, quelle dei corpi che si allungano sugli spazi, che appaiono e scompaiono come fantasmi nel canneto del finale, che veicolano l'azione nell'impressionante sequenza dell'irruzione in casa. 

Legami al sangue

Il pericolo, in Paper Tiger, si percepisce senza vederlo, come l'inquinamento, una metafora che il film porta con sé con discrezione, senza mai sbatterla in faccia allo spettatore, salvo in un momento forse troppo esplicito in cui le parole di un medico tracciano una linea diretta tra tumore e veleni ambientali, unico tratto di evidenziatore in un racconto altrimenti capace di straordinario controllo.

È il controllo infatti la qualità che stupisce di più in quest film: da tempo Gray non costruiva un film così compatto sul piano estetico e narrativo, un melodramma di mafia — non un mero film di genere — che tocca il cuore per intensità di sentimenti prima ancora che per la perizia della messa in scena. I personaggi sono costruiti magnificamente, fatti vivere in ogni sfumatura, interpretati da un cast che non sbaglia un colpo, partendo da Scarlett Johansson fino a Miles Teller e Adam Driver: dentro ci sono le storie familiari di Little Odessa, la colonizzazione criminale degli spazi di The Yards, la centralità dei due fratelli di I padroni della notte: tutto torna, ma trasfigurato, più maturo, più consapevole e anche qui, a raccogliere il peso della responsabilità, alla fine non è il fratello che ti aspetteresti.

La sapienza e il controllo

E poi c'è una grande mezz'ora finale: gli ultimi saluti tra fratelli, il congedo dalla moglie, il bacio volante ai figli addormentati, quella chiusa apparentemente ordinaria che nasconde invece una durezza silenziosa, esemplificata dall'arco narrativo di Scarlett Johansson — su cui pure qualcuno in sala si era interrogato — trova qui la sua necessità più piena: in quello scivolare via all'alba, quasi furtivo, quasi già altrove.

Paper Tiger è un ottimo romanzo per immagini, capace di raccontare le crepe di una famiglia e di un mondo con un senso del cinema sottile ma palpitante. Uno dei film più belli di Gray.

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