13: il musical, la recensione
13: il musical affronta a cuor leggero e una bontà tutta zucchero un tema in realtà decisamente complesso come quello del passaggio all’adolescenza.
La recensione di 13: il musical, su Netflix dal 12 agosto
Nell’edulcorato mondo narrativo di 13 nessuno è un outsider al tempo stesso tutti lo sono. La credibilità non è ciò che qui interessa, e allora come in una fiaba ai tempi dello streaming il nostro protagonista destinato a cambiare il suo piccolo mondo (con la giusta morale finale) è Evan (Eli Golden), un tredicenne ebreo costretto a trasferirsi da NY in un paesino dell’Indiana dopo il divorzio dei genitori, arrabbiato perché non potrà festeggiare il bar mitzvah che aveva sempre sognato. La religione in realtà rimane un mero pretesto (anche se nel paesino sono tutti cattolici e molto aperti…) perché arrivato in Indiana Evan imparerà - cadendo e rialzandosi - cosa vuol dire commettere errori in nome dell’amicizia e dell’amore per i propri cari.
Costellato da brani musicali divertenti, ritmati e subito memorizzabili, 13 trova in questa sua dimensione sognante e insieme fedele all’emotività dei tredicenni “reali” un mix davvero impensabile di primo acchito ma che funziona perfettamente senza risultare mai stridente. Tamra Davis usa la macchina da presa con agio, senza ricercare mai qualcosa che possa sbalordire ma trovando il dolce e il sorprendente della bontà irresistibile dei personaggi.
Siete d’accordo con la nostra recensione di 13: il musical? Scrivetelo nei commenti!
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