Agents of S.H.I.E.L.D. 1x20 "Nothing Personal": la recensione
Nel ventesimo episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. ritorna l'ex agente Maria Hill
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Ritornati alla base di Providence, Coulson e gli altri scoprono a poco a poco la verità. Skye ha lasciato alle sue spalle sufficienti indizi a mettere i suoi compagni sulla buona strada e a rivelare la doppia identità di Ward. "Ward is Hydra", e se lo pseudotriangolo tra Fitz, Simmons e Triplett si mantiene poco interessante, quando non banale e sfiancante, è ben giocata la reazione di rifiuto mista a sconcerto dei due scienziati. Coulson da parte sua prende in mano la situazione e, dopo essersi incolpato per aver costretto May ad andare via, si concentra sul ritrovamento di Skye. La strada del gruppo si incrocia ben presto incidentalmente con quella di Maria Hill, che dopo gli eventi di Captain America – The Winter Soldier è andata a lavorare per Tony Stark. Dopo una fugace apparizione nel primo episodio stagionale torna dunque Cobie Smulders ad interpretare il braccio destro di Fury.
L'esageratissima, folle e fumettosa scena di salvataggio di Skye (povera Lola!) è preceduta da alcuni momenti chiarificatori e risolutivi tra la ragazza e Ward. Negli ultimi episodi i due personaggi sono cresciuti in modo esagerato, l'uno per merito dell'altro. Il belloccio e la presunta "Mary Sue" della serie hanno lasciato il posto a due figure più mature, più tormentate, più sfumate rispetto ai chiaroscuri dei primi episodi. E tutto questo emerge in due situazioni chiave. La prima, quella che vede i due in un locale, lo stesso nel quale Skye tentò di convincere Mike Peterson della capacità di diventare un eroe, e la seconda, molto più serrata, quando ormai tutte le coperture sono saltate. Skye grida senzi mezzi termini a Ward di essere un nazista.
Dopo tutto il male che ha compiuto, e nonostante la prospettiva di una redenzione tramite l'affetto per Skye, è molto difficile immaginare un nuovo salto della barricata per Ward. A questo punto la sua dipartita nel finale di stagione non sembra una prospettiva tanto remota. Ma la vera sorpresa arriva dopo i titoli di coda. Un filmato ritrovato da May ci rivela che a capo del progetto TAHITI vi era nientemeno che lo stesso Coulson. L'agente di oggi, che non ricorda nulla di quegli eventi, è costretto a vedere il se stesso del passato che chiede a Fury di interrompere l'operazione a causa dei troppi effetti collaterali. Come sappiamo il suo capo la pensava diversamente. Niente di personale, anche in questo caso.