Agents of S.H.I.E.L.D. 1x19 "The Only Light in the Darkness": la recensione
Agents of S.H.I.E.L.D. torna con un buon episodio, che ci avvicina al finale di stagione
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Nelle ultime settimane si è fatto un gran parlare della storyline della violoncellista, opportunamente interpretata dalla sempre piacevole Amy Acker, dei nuovi dettagli sul passato di Coulson. La sorpresa sta nel fatto che proprio questo segmento è anche il più debole dell'episodio, quello che perde nettamente il confronto rispetto agli avvenimenti che intanto si consumano nella base di Providence. Ma a questi torneremo dopo: intanto l'attenzione è tutta per Audrey, la violoncellista di Portland, che era stata introdotta per la prima volta in un dialogo di Avengers tra Coulson e Pepper Potts.
Amy Acker, che sulla ABC negli ultimi anni era già apparsa in Once Upon a Time, e che nel frattempo è entrata nei nostri cuori con il personaggio di Root in Person of Interest, fa bene quel poco che le viene chiesto. Sul suo rapporto con Coulson – lei lo crede ancora morto – non c'è molto da sottolineare, se non l'evidente parallelo con le vicende di Fitz e Simmons, che è l'unica nota stonata nel nuovo corso intrapreso dalla serie nelle ultime puntate. Un po' perché l'introduzione nel team di Triplett è troppo random e strumentale (sostituirà qualuno nel futuro? Non sarebbe difficile immaginare chi), un po' perché, con tutto quello che sta accadendo, della infantile gelosia di Fitz non ci interessa molto, tutta la storyline è meno interessante di quanto potevamo sperare alla vigilia. Lo stesso "monster of the week" Marcus Daniels è troppo random, e al tempo stesso liquidato in fretta, per poterci interessare.
Quello che intanto accade alla base segreta è decisamente più stimolante. Funziona un montaggio con tutti gli interrogatori subiti dal gruppo ("TARDIS!") tramite una sorta di poligrafo altamente potenziato, che tuttavia non riesce a smascherare Ward, e funziona il modo in cui Skye (la scrittura trova anche il tempo per un piccolo inside joke su tutti coloro che identificavano il suo personaggio come una Mary Sue) scopre finalmente il doppio gioco di Ward. Koenig e i suoi pass ci lasciano. Non ci mancheranno troppo, ma hanno giocato il loro piccolo ruolo nella storia. Più che altro l'ultimo omicidio di cui si è reso colpevole Ward ci dice, in prospettiva, che la salvezza e il recupero del personaggio sono abbastanza impossibili, e non basta una piccola confessione sui traumi giovanili per riscattarlo. Intanto May, ancora una volta messa in discussione da Coulson, lascia il gruppo, si fa venire a prendere dalla mamma (che non suona benissimo, ma è quello che accade) e si dirige verso Maria. Naturalmente si tratta di Maria Hill che, come sappiamo dal finale di Captain America – The Winter Soldier, al momento lavora alle Stark Industries.