American Horror Story: Coven 3x13 "The Seven Wonders": la recensione
Ultimo episodio stagionale per American Horror Story. Chi è la Suprema?
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L'intero episodio, intitolato The Seven Wonders, verte sulla scoperta della nuova Suprema. C'è un incipit modellato su una specie di video musicale di Stevie Nicks, che costituisce una sorta di opening personalizzata per l'episodio, accoppiata a quella consueta che scatta subito dopo, c'è una parodia visiva dell'Ultima Cena, c'è un parallelo evidente tra la morte di Madison e la resurrezione di Zoe, e infine c'è il giusto riconoscimento alla figura martoriata di Cordelia. In realtà, salvo un folle annuncio al mondo dell'esistenza delle streghe (accolto con una certa tranquillità, bisogna dire), tutto sembra adeguarsi al copione più "tranquillo" e rassicurante che ci si potesse attendere. I buoni vengono premiati, i cattivi puniti, e c'è anche spazio per una riapparizione di Fiona (più utile come passerella per Jessica Lange che per l'effettivo impatto sulla trama).
Coven è un'annata scritta semplicemente male, in maniera svogliata, senza la minima programmazione, senza fascino né creatività. Forte di un prologo anche accattivante come quello che si reggeva sul trovare la nuova Suprema alle soglie di uno scontro tra streghe e culto voodoo, il materiale della terza stagione è stato spalmato su tredici, stanchi episodi che hanno travolto coerenza interna, caratterizzazioni individuali, relazioni interpersonali. Lo scrivevamo anche qualche settimana fa: se tutto ciò fosse stato messo al servizio di un delirio puro, divertente, creativo, allora l'avremmo anche potuto accettare, ma nulla di ciò si è verificato quest'anno.
È significativo il parallelo che potremmo fare tra la costruzione dell'inferno delle streghe e il loop terribile nel quale si è impantanata la scrittura stagionale. Senza sbocchi, senza soluzioni, costretta a ripetere gli stessi errori per troppi episodi, poggiandosi su una soluzione abusata e devastante per la tensione narrativa come quella della resurrezione. Tutto è riempitivo, nulla è definitivo, nulla è davvero importante e può essere liquidato in fretta. Ritornano alla mente le immagini dei cacciatori di streghe, del personaggio di Kathy Bates (malamente sprecata), di "Kylenstein", dei vicini di casa molto religiosi, del rapporto tra Axeman e Fiona, della povera Misty Day e delle grandi aspettative con cui era partito il suo personaggio. A cosa è servito tutto questo?