Bardo, la recensione
La nostra recensione di Bardo, film diretto da Alejandro G. Iñárritu e presentato in concorso a Venezia 79. Con Daniel Giménez Cacho
La recensione di Bardo, in concorso al Festival di Venezia
Il risultato è caotico, esageratamente dispersivo: e se le grandi orchestrazioni in piano sequenza rendono bene l’idea che Iñárritu è fedele alle sue ultime regie (Birdman per il tono, Revenant per il desiderio di redenzione verso una intera popolazione), l’effetto è negativamente straniante, inconcludente.
Ma chi è Silverio Gama? Giornalista e documentarista, Silverio è un uomo di mezza età stanco, che non ha più voglia di combattere e che si è addolcito nei confronti di chi egli stesso ha sempre criticato: gli americani. Con la scusa di una cerimonia di premiazione di un premio al giornalismo che gli sarà consegnato a Los Angeles (dove vive, e dove ha trasferito tutta la sua famiglia), Silverio affronta tutti i fantasmi del suo passato e del suo presente con remissività, limitandosi quasi solo ad osservarli.
Iñárritu sembra quasi sbracciarsi nel tentativo - con un atto di puro gigantismo visivo - di farci vedere immagini straordinarie, enigmatiche, metaforiche. Come se la loro stessa presenza bastasse a renderle in sé sufficienti a esprimere una vicenda epica, una questione enorme.
Inquadrato con virtuosi piani sequenza in ambientazioni vaste e in situazioni felliniane, Silverio afferma che “il mio più grande fallimento è stato il successo”. Eppure, quando lo dice, non sembra mai crederci davvero: e nemmeno noi ci crediamo.
Vi ricordiamo che BadTaste è anche su Twitch!