Ben Crump: lotta per i diritti civili, la recensione
Ben Crump: lotta per i diritti civili nell’esplorare una figura così importante come quella di Crump sembra guardarne la vita pescando qua e là in modo piuttosto casuale.
La recensione di Ben Crump: lotta per i diritti civili, su Netflix dal 19 giugno
Il documentario però non si esaurisce con questo, né per questo lieve “sbilanciamento” narrativo si fa meno interessante. Certo è che Ben Crump: lotta per i diritti civili nell’esplorare una figura così importante come quella di Crump - simbolo della comunità nera e personaggio al centro del racconto mediatico tra entusiastiche esaltazioni e agghiaccianti campagne di screditamento - sembra guardarne la vita pescando qua e là in modo piuttosto casuale. Nadia Hallgren sceglie, come indica il primo cartello, di seguire un anno della vita professionale e privata di Crump dal 2020 al 2021: quello che vediamo è, commentato qua e là dalle parole di Crump, il susseguirsi di diversi casi che lo vedono impegnato (ad esempio Breanna Taylor, Andre Hill, Fred Cox, ma anche casi di discriminazione di diverso tipo, ambientale e sistemico) alternato a momenti in cui è solo, in cui riflette, chiama la famiglia e ripercorre i luoghi della sua vita.
Della parte performativa del suo lavoro vediamo un solo lato: i discorsi pubblici davanti a platee e alle telecamere e quelli privati che fa con i suoi clienti nel momento in cui li deve consigliare/consolare. In questa sorta di backstage della sua professione riusciamo a cogliere forse meno di quanto vorremmo: un po’ lavorativo e un po’ personale ma senza mai svelare troppo nessuno dei due aspetti, il documentario mantiene uno sguardo a metà che stuzzica l’interesse per tutto ma che non soddisfa mai pienamente le aspettative di racconto che crea.
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