Better Call Saul 1x04 "Hero": la recensione
Quarto episodio stagionale per Better Call Saul: il minore tra quelli trasmessi finora, ma la storia arriva ad una svolta interessante
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Come nella doppia première e nell'episodio precedente, il tutto si apre con un prologo che ci mostra l'ennesima faccia del protagonista. Sentiamo per la prima volta l'utilizzo del nome fittizio con il quale è meglio conosciuto, e abbiamo la chiave di lettura dell'intero episodio che andremo a vedere. Risultato è una maggiore chiarezza sugli eventi, su ciò di cui il nostro protagonista è capace, ma anche una facile anticipazione di quello che è l'evento culminante della puntata. Si parla di truffe e, se nel primo caso il gioco della scrittura non è facile da anticipare (nella scena ritroviamo il solito malsano equilibrio tra dramma e comicità, con un risultato davvero grottesco e riuscito), al momento decisivo avremo una pulce nell'orecchio che ci permetterà di capire meglio cosa sta succedendo.
Viene in mente la conclusione di quel bellissimo episodio di Lost che era The Long Con. Charlie chiedeva a Sawyer come fosse possibile organizzare un imbroglio di quel tipo, facendo soffrire così tante persone, e lui semplicemente gli rispondeva di non essere una brava persona. Nel profondo ognuno di noi conosce i propri difetti e i propri limiti, la differenza sta nell'esprimerli e riconoscerli apertamente. Walter ci metteva cinque stagioni intere, Saul sembra invece dare qualche segnale fin da subito, anche se ovviamente tutto è sottoposto all'interpretazione di quella scena con il fratello in questo modo (Jimmy forse cercava semplicemente di evitare domande scomode da Chuck).
L'episodio in sé rimane il minore tra i quattro. La scena con i Kettleman funziona, ma lascia il posto ad una lunga parentesi centrale poco incisiva e memorabile, anche se necessaria per introdurre il finale. L'idea della truffa è buona, ma il fatto di intuirne i retroscena, e quindi di vederne l'artificiosità, limita un po' il tutto (l'incontro casuale con Tuco aveva avuto ben altro impatto). In poche parole, le assurdità e il senso del grottesco colpiscono di più quando le decide il "dio della scrittura" Gilligan, un po' meno quando viene aggiunto un livello per il quale sono i protagonisti a decidere tutto. Come per il futuro Walter/Heisenberg, anche in questo caso, a partire dall'abbigliamento, si inizia a costruire la metamorfosi del personaggio e la sua nuova identità. Vedremo dove ci porterà.