Bomb Squad, la recensione
Con Bomb Squad è chiaro che il dopo-Bruce Willis è nelle mani di Mel Gibson, perché la produzione di livello infimo non si ferma mai
La nostra recensione di Bomb Squad, il film di Prime Video disponibile dal 1 novembre
È la Hollywood (o meglio la periferia di Hollywood) che più funziona come una macchina industriale che non si può fermare e ha economie tutte sue (questo film è stato acquistato per l’Italia dalla IFF di Lucisano e poi venduto a Prime Video in esclusiva!). Kevin Dillon vantava una media di un film ogni 3-4 anni ma solo nel 2002 ne ha 6 in uscita, difficilmente saranno curati e preparati a dovere. Più facile che siano come Bomb Squad, di quelli in cui compaiono donne bionde e tettone con scarsa utilità nella trama, prigioniere nella stanza in cui è ambientata la gran parte del film e quindi sempre inquadrate, o in cui il villain è una persona con cappuccio nero e voce modificata che usa mouse e tastiera con grossi guanti di pelle nera come un killer di Dario Argento!
Un livello tutto suo di ignoranza informatica poi è la chicca per amanti del genere. C’è la classica iconografia di teschi formati da lettere per mostrare gli attacchi informatici o i mondi informatici dentro i quali ci si muove in computer grafica e le scritte giganti ACCESS GRANTED sugli schermi. Computer in teoria molto avanzati e linee di codice a caso che poi però hanno schermate con font 43 e la scritta HACKING DETECTED o ancora meglio la barra di avanzamento che procede fino al 100% e il cartello System being hacked, come fosse una procedura standard con una sua grafica già prevista.