Carter, la recensione
Carter è un film sinceramente memorabile per l’esperienza cinematografica che offre: libero, creativo e con tanta, tantissima voglia di fare dell’ottima azione
La nostra recensione di Carter, su Netflix dal 5 agosto
La storia è proprio quella di un videogioco e come tale si inanella non solo la narrazione ma la stessa spazialità del film: risvegliatosi in una stanza d’albergo senza memoria e circondato da agenti della CIA, Carter (Joo Won) viene guidato da una voce misteriosa che gli dice cosa fare e dove andare, con il compito finale di trovare il dottore Jung e la figlia che sono scomparsi nella Corea del Nord e che, una volta raggiunti, potranno svelare i segreti del vaccino contro la DMZ (un virus che rende forti e altrettanto violenti). In una guerra di potere tra Stati, Carter viene mosso come una marionetta, spinto a muoversi tra le ambientazioni più disparate esplorando livelli d’azione e sotto-missioni dove per sopravvivere bisogna saper lottare come James Bond (quello di Craig, ovviamente).
Sulla messa in scena a Carter non si può rimproverare davvero nulla: sebbene il ritmo esagitato potrebbe far venire il voltastomaco agli spettatori meno preparati, l’effetto è glorioso e Byung-gil Jung dimostra di sapere controllare con mano fermissima anche le scene più esagerate. I mezzi di trasporto dell’action ci sono tutti: macchine, treni, elicotteri, aerei… E le ambientazioni pure, tra palazzi abbandonati (esplorati in tutti i loro livelli), boschi, laghi, metropoli, campagna aperta…
Nonostante ciò Carter è un film sinceramente memorabile anche solo per l’esperienza cinematografica che offre: libero, creativo e con tanta, tantissima voglia di fare dell’ottima azione.
Siete d’accordo con la nostra recensione di Carter? Scrivetelo nei commenti!