Catch-22 1x05 e 1x06 (finale di serie): la recensione
La conclusione di Catch-22 prende nettamente le distanze dal romanzo d'origine, con un risultato incoerente risollevato da alcune sequenze emozionanti
Giunto a Roma, scopre che il bordello dove Clara lavorava è stato frettolosamente chiuso. Le strade fanno presagire un cupo destino dietro ogni angolo: emblematica, in tal senso, la scena di un gruppo di uomini che picchia un cane con un bastone. Il regista Grant Heslov impregna tutta la macrosequenza romana di un'inquietante energia caotica, trasmettendo il senso di degrado e rovina di un posto un tempo splendido. Davies e Michôd catturano perfettamente la perdita dello stato di grazia nella scena in cui Yossarian dice a Ines (Viola Pizzetti), la sorellina di Clara, della morte di Nately. Il soldato consegna l'anello di alla bambina, ma non riesce a capirla - a causa del divario linguistico - quando lei gli dice che Clara l'ha abbandonata. Oltre a ciò, Ines ritiene che Yossarian le stia offrendo l'anello in cambio di una prestazione sessuale, sconvolgendo il ragazzo nel momento in cui fa intendere di essere disposta solo a masturbarlo.
Ad aggravare l'atrocità del tutto, si aggiunge la certezza che il buon vecchio Aarfy resterà del tutto impunito: a nulla serve la denuncia da parte di Yossarian dapprima alla polizia militare, e poi direttamente a Cathcart. Heller non ha mai esplicitato il destino di Aarfy nel romanzo da cui la miniserie è tratta, lasciando un velo di amara ironia sul fatto che il sistema protegga qualcuno come Aarfy ma non come Yossarian. Davies e Michôd scelgono inoltre di usare il crimine di Aarfy come leva per la liberazione di Yossarian. Cathcart e Korn (Kevin J. O'Connor) si recano nella prigione dove Yossarian è trattenuto, offrendo un accordo: tacere su Aarfy per tornare finalmente a casa.
Tuttavia Scheisskopf (George Clooney), divenuto generale, si reca a Pianosa per prendere in mano le operazioni dopo che Milo fa bombardare ai tedeschi la base dell'esercito in modo che gli americani debbano acquistare pezzi di ricambio e aerei dal sindacato. Naturalmente, quando Scheisskopf riceve la notizia che Yossarian sarà congedato, prende il controllo della situazione, annulla l'accordo di Cathcart e chiede che voli altre quattro missioni per raggiungere la quota minima di cinquantacinque. Mentre esce dalla porta, Scheisskopf menziona che sua moglie manda a Yossarian i suoi saluti, lasciando intendere di essere al corrente della loro relazione clandestina.
Sebbene la sequenza abbia una propria gradevolezza intrinseca e mostri a Yossarian uno spaccato su un mondo meraviglioso lontano dalla guerra, guardando il quadro d'insieme finisce per non avere un reale peso. Tornato alla base, ritrova Scheisskopf che continua a costringere tutti gli uomini a praticare le formazioni da parata, ripetendo lo stesso ridicolo discorso del primo episodio. Nel frattempo, Doc (Grant Heslov) può poco o nulla per tentare di aiutare il protagonista a ottenere l'anelato congedo; il loro tentativo di far credere a Scheisskopf che il ragazzo abbia perso i testicoli in missione viene ben presto demolito dal generale, previo controllo diretto delle parti intime di Yossarian.

Il lavoro di Abbott e Osterfield, in questa scena, è un piccolo gioiello pregno di dolore e sgomento. Snowden sa che sta per morire, ma non riesce a convincere Yossarian perché quest'ultimo è troppo concentrato sulla sua gamba. Osterfield trasmette la paura del suo personaggio e il suo desiderio di avere vicino qualcuno nel momento del trapasso. Dopo che Yossarian si rende conto dell'entità delle ferite di Snowden, capisce che tutto ciò che gli è possibile è tenerlo calmo e a suo agio. Il modo in cui Abbott tiene la faccia di Osterfield premuta contro la sua, in modo da non fargli vedere l'orripilante spettacolo del suo addome squarciato, è al contempo toccante e sconvolgente. Alla fine lo stringe a sé, avvolgendolo completamente con il suo corpo mentre Snowden esala lentamente l'ultimo respiro. Dopodiché, in uno stato di disperazione confusa in cui non l'abbiamo mai visto, si cosparge il volto col sangue del ragazzo, macabro promemoria della follia bellica. Non c'è guerra che valga la morte di Snowden.
La morte di Snowden è un momento fondamentale nel romanzo di Heller: è il cardine della trasformazione di Yossarian, in cui egli diventa definitivamente disilluso nei confronti dell'intero sistema militare. Heller non racconta i dettagli della morte di Snowden fino al penultimo capitolo, ma passa l'intero romanzo alludendovi, scoprendo man mano tasselli del mosaico. L'immagine di Yossarian che cammina per la base nudo serve non è solo emblema di una protesta, ma del completo disconoscimento di una divisa che l'ha portato a vivere l'efferatezza dell'uccisione di Snowden.
È questa la divergenza più rilevante dal romanzo originario, in cui la fuga di Orr ispira Yossarian a cercare anch'egli la libertà al di fuori della base. Evidentemente, Davies e Michôd hanno preferito mantenere il finale ambiguo in modo che le persone possano porsi delle domande sul destino del protagonista. Molti lettori potrebbero leggere questa scelta come un tradimento del personaggio. In effetti, la scelta volontaria di tornare in cielo dopo aver assistito alla morte di Snowden risulta quantomeno opinabile in termini di coerenza psicologica: se la nudità incarna la ribellione a un sistema marcio e spietato che manda i giovani al macello, vederlo volare nei cieli pronunciando una sorta di apatica nenia è un atto di deferenza che non ci aspetteremmo da Yossarian. Non da quello del romanzo, certo, ma neppure da quello narrato nella miniserie.
Si chiude così Catch-22, su una nota d'incertezza che ne conferma tanto i pregi quanto i difetti. Se la libertà creativa ha, in alcuni momenti, garantito allo show un ossigeno che gli sarebbe stato precluso da un adattamento pedissequo del libro di Heller, essa si è rivelata un'arma a doppio taglio nell'autorizzare - o spingere? - gli autori a spezzare la coerenza interna e appannare, di conseguenza, la forza dirompente del messaggio dell'opera. Il risultato finale è godibile e a tratti emozionante, ma lascia in bocca il retrogusto agrodolce di un bersaglio mancato per un soffio.
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