Conviction 1x01 "Pilot": la recensione
La nostra recensione dell’episodio pilota della serie Conviction, in onda sulla ABC
Provate ad immaginare, nell'era dei social media, cosa debba significare per un'adolescente, figlia del Presidente degli Stati Uniti, crescere sotto i riflettori e le continue pressioni del pubblico e, forse, vi farete un'idea di chi sia la ribelle Hayley. C'è qualcosa nella Atwell che la rende davvero perfetta per la parte, il suo sarcasmo, il suo umorismo, l'incredibile capacità di essere credibile sia nel ruolo della ribelle che in quello della donna sensibile e, non in ultimo, la sua morbida femminilità. L'attrice, distaccandosi dal canone di bellezza Hollywoodiano che vorrebbe tutte le donne sottili come giunchi e vagamente stereotipate, persino nel suo aspetto fisico nasconde un incredibile punto forza, è l'essenza della femminilità nelle mani di una donna che sa usarla con classe.
Anche il team che viene affiancato ad Hayley ha una interessante origine che rende curiosi di scoprire di più sul loro carattere e sulle motivazioni che li hanno portati a far parte della Conviction Integrity Unit. Di Tess "Campanellino" Larson (Emily Kinney), sappiamo che la sua testimonianza ha fatto condannare un innocente, di Sam Spencer (Shawn Ashmore) conosciamo le mire di carriera ed il forte carattere, di Maxine Bohen (Merrin Dungey) l'integrità e di Frankie Cruz (Manny Montana) l'ex passato da carcerato ed il fatto che abbia un compagno ancora in prigione. Di ciascuno di loro il pubblico sa, insomma, quel tanto che basta da stuzzicare e invogliare a tornare.
Anche i casi affrontati dalla Conviction Integrity Unit sembrano promettere bene. Come spiegato da Frankie e Maxine, questa unità, a differenza di Innocence Project, un'organizzazione - tra l'altro realmente esistente - che ha il compito di dimostrare l'innocenza di persone ingiustamente condannate, studia ogni punto di vista di un caso e analizza ogni prova a disposizione per stabilire la verità, sia che questa provi l'innocenza di una persona, sia che non lo faccia. Oltre quindi a sottolineare verità incontrovertibili come quella che la maggior parte dei carcerati, oggi, viene condannata sulla base di testimonianze oculari che, è scientificamente provato, sono tra gli elementi meno attendibili e più fallaci su cui istruire un caso, le caratteristiche di questa unità - per sua stessa definizione - mettono i suoi membri di fronte alla possibilità di dover trattare casi in cui la persona che proclama di essere innocente, possa essere davvero colpevole. Come reagirebbero in questo caso tutti i protagonisti? Fino a che punto è davvero possibile non lasciarsi coinvolgere da questo compito quando in gioco c'è la liberà individuale di una persona?
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