Dragon Ball Super: Broly, la recensione del film
È arrivato nei cinema italiani Dragon Ball Super: Broly, il nuovo adrenalinico capitolo della saga dei saiyan
Carlo Alberto Montori nasce a Bologna all'età di 0 anni. Da allora si nutre di storie: lettore, spettatore, ascoltatore, attore, regista, scrittore.

Il personaggio di Broly è uno degli avversari più celebri e amati dai fan della saga di Dragon Ball, pur non essendo mai apparso nel manga originale di Akira Toriyama. Introdotto nel film Il Super Saiyan della leggenda, è stato accolto con un tale entusiasmo dagli appassionati da spingere Toei Animation a sfruttarlo in altre due uscite cinematografiche: Sfida alla leggenda e L'irriducibile bio-combattente. Questo avveniva nella prima metà degli anni '90, ma da allora Broly è stata una presenza costante nei videogiochi, nelle action-figure e nei gadget di Dragon Ball, a testimonianza del grande successo raccolto nonostante la sua natura di personaggio non canonico.
Dragon Ball Super: Broly potrà sembrare quasi un remake a chi ha seguito assiduamente tutti i prodotti della saga: l'introduzione di Broly non è troppo differente da quella vista ne Il Super Saiyan della leggenda, il prologo deve molto a Le origini del mito, mentre il climax della battaglia è ripreso abbastanza fedelmente da un altro film non canonico (non vi sveleremo quale per non rovinarvi la visione, sperando siate riusciti a evitare la campagna promozionale che non si è fatta problemi sul bruciare l'effetto sorpresa).
Con i suoi 100 minuti, Broly è il film animato più lungo della serie, e questo si rivela un grande vantaggio, permettendogli di prendersi tutto il tempo necessario per sviluppare la vicenda. Passano più di venti minuti prima che lo spettatore assista all'entrata in scena degli eroi principali, dopo un efficace prologo che racconta della loro nascita e della distruzione del pianeta Vegeta; è un modo per mettere ordine sulle origini della saga, rinarrate con efficacia per rivolgersi sia allo spettatore casuale che agli appassionati incalliti (c'è persino un riferimento al fratello di Vegeta che potrebbe suscitare qualche perplessità nei fan italiani, riferendosi a un cortometraggio inedito nel nostro Paese).
E poi, arriva il momento della lotta.
Il cambiamento di character design, più fedele al manga originale, durante la visione non si nota troppo e salta all'occhio principalmente per quanto riguarda il volto e l'espressività di Goku. Considerando il risultato finale di questa sublime scazzottata, ci sentiamo di passare sopra ad alcune forzature (difficile giustificare la presenza costante di Beerus e Whis, che potrebbero battere Broly senza troppi problemi) e alle trasformazioni ormai pretestuose, ormai una modifica puramente cromatica, con poche variazioni di potere tra chiome gialle, rosse o blu.
Ciò che non possiamo perdonare è invece la caratterizzazione di Freezer, la cui figura algida è stata ridotta a contrappunto comico: un avversario isterico che inoltre prende una decisione assurda, simile a quella di uno degli avversari grotteschi che minacciavano Goku quando era bambino.
Non è ancora chiaro quale sarà il futuro del franchise di Dragon Ball, se dobbiamo aspettarci un ritorno al piccolo schermo o se le avventure di Goku e compagni continueranno principalmente al Cinema. Di certo, Broly ha definito un nuovo standard visivo, una gioia per gli occhi dopo la quale non si potrà più tornare indietro.

