Era ora, la recensione
Una premessa fantastica in Era ora lascia emergere in pieno il personaggio che Edoardo Leo incarna da diversi film: l'italiano smarrito
La recensione di Era ora, il film di Alessandro Aronadio disponibile su Netflix dal 16 marzo
L’idea è sufficientemente originale e Alessandro Aronadio si muove con una certa confidenza in questo territorio da commedia americana, toccando veramente da lontano la parte di commedia e concentrandosi sull’intreccio. Cosa che va bene, soprattutto visto il protagonista. Edoardo Leo da anni, in film diversi e con personaggi diversi, incarna una nuova versione dell’everyman italiano. A modo suo. Non lo fa per criticarlo, come facevano con gli attori italiani degli anni ‘50 e ‘60: lo incarna e lo rappresenta. Ai suoi personaggi dà sempre un’aria refrattaria al cambiamento, e quindi anche alla modernità, sono sempre un po’ spaesati per una ragione o per l’altra (stavolta ha ottime ragioni per esserlo) e cronicamente insoddisfatti o fallimentari. Smarrito nella società che gli sta intorno è sempre indietro, per qualche ragione, e non desidera recuperare. L’avatar perfetto di un paese disperato di fronte ai cambiamenti e che nei sogni ha sempre il desiderio di fermare tutto.
Anche per questa ragione Era ora è l’apoteosi di questo personaggio. Saltare avanti nel tempo lo rende sempre spaesato, e lo mette sempre più indietro degli altri, così indietro che inspiegabilmente dopo 4-5 salti ancora non ha capito il meccanismo di cui è parte e si pone sempre le stesse domande. Non riconosce le nuove tecnologie, non sa nulla dei cambiamenti che occorrono tra il 2011 e il 2019 (più o meno gli anni tra cui salta) e cerca di fare in modo che nulla cambi. Di anno in anno, infatti, la sua vita muta e peggiora nonostante per quelle poche ore lui cerchi di riparare o riportare tutto indietro. In questo modo è come in lotta con un altro sé che non vediamo mai, quello che agisce per il resto dell’anno.
Nei casi peggiori lo fa anche con le immagini, sconfinando nel supplizio. Lo spettatore esperto sa che deve prendere fiato e tenere duro, perché in fondo, se aspetta un po', anche quello passa.