F1 2018 conferma il talento dei ragazzi di Codemasters, pur non innescando nessuna rivoluzione – Recensione
La Carriera non incanta, ma il resto sì: la recensione di F1 2018
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
L’obiettivo di quest’anno, del nuovo F1 2018, consisteva nel riconfermarsi, migliorando il più possibile l’esperienza offerta dalla modalità Carriera, da sempre punto dolente e controverso per i giochi di questo genere.
Il livello di dettaglio grafico raggiunto è davvero ragguardevole. Tecnicamente è davvero difficile trovare qualcosa che non funzioni.[/caption]L’elemento strategico chiamato in causa a questo proposito, utile sopratutto per sopperire agli evidenti limiti di un gameplay che deve pur sempre essere totalmente concentrato ed incentrato sul sistema di guida, riguarda l’innesto di tutta una serie di meccaniche di stampo ruolistico, utili non solo a rendere sempre più veloce la monoposto che dovrebbe aiutarvi a vincere il titolo iridato, ma anche a costruire la reputazione, lo status, la leggenda del pilota a cui darete un volto e una (breve) storia biografica nell’editor che vi accoglierà al primo avvio del software.
Le note dolenti, di una modalità certamente più convincente, ma non abbastanza, iniziano proprio qui. Volti preselezionati, solo una manciata di caschi a disposizione, nessuna possibilità di crearsi un proprio stile di guida tramite statistiche, punti di forza o altri parametri. Nome, numero preferito, nazionalità, davvero poco altro. Nel giro di un paio di minuti ci si ritrova nel motorhome del team prescelto, con la netta sensazione di aver appena dato i natali all’ennesimo avatar senza vita.
Tra una competizione e l’altra, difatti, potrete rilasciare alcune dichiarazioni alla stampa che potrebbero alterare il rapporto con i membri del team, con il rivale e gli altri piloti. Anche queste sezioni, purtroppo, mostrano il fianco a qualche criticità, visto che le domande che vi rivolgerà la giornalista non sono sempre in linea con l’andamento del campionato e dei singoli Gran Premi."Il vero power-up rispetto al prequel è nel motore fisico che gestisce l’usura delle gomme"
La vita del proprio pilota lontano dalle corse, insomma, se sulla carta è gestita da alcuni parametri che salgono o scendono in base ai risultati ottenuti, alle risposte date alla stampa e alle aspettative del team per cui si corre, in realtà procede piuttosto arbitrariamente, quando non incanalata in un sentiero prefissato che conosce ben poche svolte e variazioni sul tema.
Dove la produzione Codemasters lascia poco adito a critiche di qualsiasi tipo, tuttavia, è in pista, oltre che nel soddisfacente numero di modalità proposte.
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Online non è difficile trovare sfidanti. Inoltre il netcode è piuttosto stabile.[/caption]
Il vero power-up rispetto al prequel è nel motore fisico che gestisce l’usura delle gomme , nonché il comportamento della monoposto in base alla tipologia di mescola utilizzata. Come nella realtà, vittorie ed insuccessi sono profondamente legati alla strategia delle gomme da utilizzare nell’intero week-end del Gran Premio. Anche da questo punto di vista, F1 2018 si rivela un gioco assolutamente simulativo, profondo, coinvolgente, soprattutto quando un problema meccanico o la variazione delle condizioni meteo vi costringeranno ad un repentino cambio di tattica.
Deludono, ma solo in parte, i danni alle macchine. Sebbene qualsiasi pezzo della monoposto può rompersi, i modelli poligonali subiranno ben poche modifiche, anche nei casi di un incidente a velocità sostenuta.
Graficamente siamo di fronte ad un autentico spettacolo non solo perché i modelli poligonali delle vetture sono estremamente dettagliati o perché le piste sono perfettamente riproposte, ma anche grazie al granitico frame-rate che non perde mai un colpo.
F1 2018 è una strepitosa simulazione, ideale sia per gli utenti più navigati, sia per i neofiti che, grazie ai molti aiuti attivabili, potranno godersi un’esperienza accondiscendente e divertente. Purtroppo, la modalità Carriera, che avrebbe dovuto essere l’upgrade più impattante rispetto alle altre iterazioni del brand, non ci ha convinti come sperato. L’introduzione di meccaniche ruolistiche, se ha dato qualche buon risultato sul fronte della messa a punto della macchina, nella gestione della vita del pilota fuori dal circuito non è assolutamente convincente, per non dire controversa.
Se pensate che l’eccessiva elettronica delle monoposto attuali, oltre all’odiato turbo, abbia portato via parte del divertimento, provate a mettervi al volante di una vecchia, furiosa e bizzosa, vettura del passato.[/caption]Ciononostante, siamo di fronte ad un grande racing game, l’ennesimo upgrade di un brand solidissimo, convincente, sempre più profondo e a suo agio nel riproporre in forma digitale i meccanismi e le strategie che si sviluppano in un qualsiasi Gran Premio.
Inutile sottolineare che se siete fan di questo sport, non avete alcun motivo al mondo per lasciarvi scappare F1 2018. Le novità rispetto al capitolo precedente, tuttavia, sono poche, né la modalità Carriera rappresenta una feature sufficientemente sviluppata e attraente per giustificare, da sola, l’acquisto dell’ennesima iterazione. Ennesima iterazione che tuttavia, è bene specificarlo, è migliorata sotto ogni ambito.