Far East Film Festival 2026 - Ky Nam Inn, la recensione: un Wong Kar-wai nel segno del Piccolo principe
Un amore trattenuto sullo sfondo della Storia: Ky Nam Inn rilegge Il Piccolo Principe in chiave sentimentale, tra parole, silenzi e un omaggio personale a In the Mood for Love
Al Far East Film Festival 2026 c’è un altro film vietnamita ambientato alla fine della guerra con gli USA, ma è molto differente da Hijacked. Si tratta infatti di Ky Nam Inn (Quán Kỳ Nam), un dramma sentimentale che potrebbe ricordare molto da vicino In the Mood for Love di Wong Kar-wai.
L'attesa di un amore
Diretto da Leon Lê, regista all’opera seconda che sta raccogliendo parecchi consensi, il film racconta la storia d’amore inespressa tra Khang (Liên Bỉnh Phát), traduttore di libri, e una donna più matura di lui, Kỳ Nam (Đỗ Thị Hải Yến), cuoca, vedova e sorta di tutrice per un giovane trovatello. La vicinanza, la gentilezza e le parole del Piccolo principe, che Khang deve tradurre dal francese al vietnamita, cuciranno una relazione che le convenzioni, le regole e la paura del giudizio altrui faranno di tutto per strappare.
Il regista, autore anche del copione assieme a Nguyễn Thị Minh Ngọc, si ispira evidentemente al capolavoro di Wong, per la struttura narrativa, per l’essenzialità sentimentale, per il contesto storico, ma non cerca davvero il calco, anche perché trova nelle parole – che nel film del 2000 erano quasi assenti – la chiave di lettura del film.La sicurezza delle immagini, l'invadenza delle parole
Il classico di Antoine de Saint-Exupéry diventa infatti il modo – un po’ didascalico e per principianti, ma efficace – per creare il triangolo emotivo tra tre personaggi che rappresenterebbero una famiglia ideale ma inesistente; il rapporto tra la volpe e il principe è un modo per costruire un nucleo affettivo fatto di scelte, contro il determinismo della biologia e quello della società: Lê mostra la traduzione come veicolo per conoscere certi lati delle persone o delle culture, o quelli della Storia, racconta la necessità di aggiornarla come si aggiornano usi e costumi di un popolo e dentro questo aggiornamento semina elementi emotivi, sentimentali tra i termini, le traslazioni da una lingua all’altra.
Nel finale, queste parole paiono prendere il sopravvento, quasi a togliere spazio alle immagini, ma Ky Nam Inn dimostra una bella sicurezza di messa in scena, un delicato gusto nei dettagli, nei gesti, nei colori e nei suoni, conferma l’abilità tutta orientale nel costruire una storia quasi “epica” a partire da un singolo, fugace gesto (un bacio poco più che rubato): in questo modo, Lê realizza un omaggio sincero, più che un atto di manierismo, e trova anche la maniera di renderlo personale.