Game of Thrones 3x02 "Dark Wings, Dark Words": la recensione
In una puntata che per certi versi si allontana dai romanzi, la serie ci racconta il tema della sopravvivenza
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
Chi è costretto a terra sogna di volare come un corvo, chi può solo camminare sogna di correre come un lupo, chi non riesce nemmeno a reggersi in piedi sogna un paio di gambe come un bambino qualunque: ma cos'è tutto questo di fronte alla perdita della propria famiglia, della propria casa, della propria giovinezza, e perché non dovrei scambiarlo per la semplice illusione di un minuto, uccidere con una freccia il corvo che qui mi ha portato per non dovermene mai più andare? Ma non posso farlo, perché il corvo sono io stesso... il sogno finisce, il terzo occhio si chiude e Bran si sveglia per continuare a sopravvivere nelle terre del Nord. Perché questo è il tema di "Dark wings, dark words", seconda puntata della nuova stagione di Game of Thrones: la sopravvivenza ad ogni costo, la nostra e quella delle persone a cui teniamo.
Il fumo di Grande Inverno conduce Bran, Rickon, Hodor e Osha a Nord, verso la Barriera, lontani (almeno secondo quanto credono loro) dalla guerra. Dal sogno alla realtà, ecco manifestarsi Jojen e Meera Reed, figli di un alfiere degli Stark e determinati, seguendo quanto da loro prescritto in sogno, a proteggere Bran e gli altri. Se nel romanzo originale l'introduzione dei due personaggi seguiva uno svolgimento molto più delicato e in linea con la narrazione, ponendo i due alla fortezza degli Stark al momento dell'assedio e coinvolgendoli nella fuga del gruppo col quale già erano entrati in confidenza, la scrittura della serie ha optato per un incontro più schematico e per certi versi forzato. Un conto è infatti porre quello che diventerà – lo intuiamo nella puntata – una sorta di mentore e guida per Bran in una certa situazione per costruirne la figura a poco a poco e poterlo sfruttare bene più avanti, un altro è introdurlo in maniera così brusca e quasi ad hoc. Un peccato, anche considerando che la serie in passato è stata perfetta nel saper "vedere lungo" con la caratterizzazione dei propri personaggi per farla esplodere al momento opportuno (Theon è il caso più emblematico). Fatte queste considerazioni, e tenuto anche conto di quanto fosse difficile aggiungere anche questa sottotrama ad una seconda stagione già densissima, va dato merito alla puntata di saper illuminare bene i nuovi personaggi nelle tre scene a loro dedicate e di recuperare parte della strada perduta.
E allo stesso modo si interrompe quello di Brienne e Jaime verso Approdo del Re, che probabilmente è il miglior segmento della puntata. L'alchimia tra i due funziona benissimo, c'è lo scontro/incontro tra due personalità molto diverse ma anche molto simili nel celare con l'armatura la loro debolezza interiore (dalle smorfie di Brienne quando si parla di Renly a quelle di Jaime umiliato nel combattimento) e in poche scene viene condensata una parentesi che nei romanzi sfociava spesso nella ripetitività (stavolta l'adattamento ha funzionato). La Casa di Bolton, con l'uomo scuoiato nello stemma, collega dunque questa vicenda a quella di Theon che, al contrario dei romanzi, non scompare ma vediamo prigioniero e torturato.
C'è la morte, la sofferenza, la distanza, ma c'è anche la voglia di vivere, di sopravvivere assieme e di ritrovarsi dopo la tempesta. Per quanto riguarda la serie invece c'è la voglia di mettersi in gioco, di confrontarsi con una trasposizione difficilissima, di prendere le proprie decisioni, a volte sbagliando, a volte riuscendo, ma sempre con la voglia di proteggere e far sopravvivere la propria personale visione.
