Game of Thrones 8x03 "The Long Night": la recensione
La recensione di The Long Night, l'attesissimo episodio di Game of Thrones che racconta la battaglia di Grande Inverno contro gli Estranei
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Benioff e Weiss firmano l'episodio e spingono fino alle sue estreme conseguenze la strenua lotta contro la minaccia degli Estranei. Le forze ancestrali che popolavano i miti del nord diventano realtà nell'attacco a Grande Inverno. Da un lato il Re della Notte a cavalcioni di Viserion, con il suo esercito immane pronto a dilagare. Dall'altro la disperata difesa da parte dell'alleanza più improbabile: Targaryen, Stark, Lannister, rinnegati, cavalieri, uomini e donne caduti in disgrazia, tutti a fare fronte comune contro il nemico.
Nella battaglia del Fosso di Helm, per esplicita ammissione il punto di riferimento principale della regia dell'episodio, la pioggia scrosciante dava il via all'attacco. Qui c'è l'intuizione di trasformare quell'accostamento ideale in un puro mezzo narrativo, con la neve che diventa arma concreta nelle mani del Re della Notte. Tutto l'episodio gioca, infatti, sulla contrapposizione più che ideale tra le forze della natura che diventano risorse per i campioni dei rispettivi schieramenti. Melisandre arriva a sorpresa e reca con sé il dono del fuoco, che per due volte utilizzerà per contrastare l'orda dei non-morti. Stavolta, davvero "la notte è oscura e piena di terrori".

La narrazione strategica dello scontro che tanti anni fa aveva accompagnato la battaglia delle Acque Nere lascia allora il posto ad una visione disperata e informe, quasi indistinguibile in certe fasi dello scontro (forse troppo), che avrebbe qualcosa dei Sette Samurai. E non è solo il punto di vista di Jon Snow che cerca di rifiatare a definire la battaglia, ma una vera narrazione condivisa, anticipata dalla regia della prima scena, che si accosta ora a questo ora a quell'altro personaggio. Allora, da Jon a Arya a Sansa a Bran – solo per citare gli Stark – il ritmo di ogni momento è determinato dal punto di vista parziale di ognuno.
Jon e Daenerys appaiono spesso avulsi dallo scontro, in parte perché ovviamente lo sono. La scrittura fatica a tenere a freno la rabbia di cui vorremmo vederli caricati, anche se alcuni momenti oltre le nuvole sono tra i migliori dell'episodio (una vera "danza dei draghi"). Sansa, come Cersei tanto tempo prima, non può fare altro che rifugiarsi dove crede di essere al sicuro insieme agli altri personaggi che non possono aiutare durante la battaglia. Le cripte, come ampiamente previsto, non sono poi così sicure, ma anche qui c'è un bel momento di silenzio tra lei e Tyrion. Bran è una funzione narrativa che non incide positivamente, se non come esca, sulle sorti della battaglia. Ci aspetteremmo qualcosa da parte sua (magari prendere possesso di un drago) ma non farà molto.

Arya è non solo il personaggio più determinante, ma è anche il punto di vista più stimolante sull'intera battaglia. Personaggio evidentemente amatissimo dagli autori, rappresenta la migliore sintesi nella gestione del ritmo narrativo che passa da picchi di ampia messa in scena a momenti più raccolti e carichi di tensione. A lei appartiene un bel momento di battaglia sui bastioni, suo è il momento più silenzioso e horror dentro il castello, e si rievocano un paio di frasi storiche ("Stick them with the pointy end" e "What we say to the god of death?"/"Not today"). E, nel momento culminante, quando ogni speranza è congelata, è lei a colpire a morte il Re della Notte. La daga che anni prima aveva quasi ucciso Bran ora gli salva la vita.
Questa rimane la battaglia degli Stark, con i vari Brienne, Verme Grigio, Jaime, perfino Sam a battersi con furia ammirevole, ma sempre costretti all'angolo dai nemici e dalla scrittura dell'episodio. Perfino Daenerys appare impotente per buona parte dello scontro. Manca la morte eccellente a coronare tutto, ma i protagonisti lasciano sul campo vari personaggi. Game of Thrones contraddice in parte il proprio stile, non se la sente di togliere la dignità, oltre alla vita, a questi coprotagonisti, e riserva a tutti loro una bella uscita di scena. Jorah e Theon chiudono il loro percorso di redenzione, sacrificandosi per le persone che hanno deciso di proteggere. La morte di Lyanna Mormont è un colpo al cuore, ma anche lei se ne va – su un momento che ricorda L'attacco dei giganti – confermandosi molto coraggiosa. Addio anche a Edd e Beric, ampiamente sacrificabili. E muore, come lei stessa aveva predetto, Melisandre.
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