Game of Thrones 4x02 "The Lion and the Rose": la recensione
Sorprendente episodio per Game of Thrones, che sconvolge gli equilibri con un colpo di scena
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Su sceneggiatura dello stesso George Martin, che aveva già firmato tre episodi della serie, The Lion and the Rose rappresenta uno degli snodi narrativi fondamentali della saga. Naturalmente il leone e la rosa del titolo sono i simboli della Casa Lannister e della Casa Tyrell, unite nel matrimonio di Joffrey – Baratheon di nome ma Lannister di sangue – e Margaery. È il culmine narrativo della cosiddetta Guerra dei Cinque Re, quella scatenata dalla morte di Robert Baratheon e quindi dallo scontro per il Trono di Spade, ma al tempo stesso rappresenta un nuovo inizio per la storia. Nuove parentesi, nuovi equilibri per un mondo che, come viene ripetuto più volte dai personaggi nel corso della puntata, finalmente sembra uscire dalla guerra per entrare in un periodo di pace. Ma è solo l'illusione sporcata dal clima di tensione che emerge a tratti dall'episodio, che corre palpabile e silenzioso per tutta la puntata, e che infine esplode negli ultimi due minuti.
Ma la morte di Joffrey è solo l'ultimo tocco di un matrimonio tanto sfarzoso nelle apparenze quanto grigio e tetro nelle relazioni tenute segrete, nei risentimenti appena sussurrati, nelle parole che nascondono offese gravissime. E sono davvero molti questi momenti: Cersei, iperprotettiva e malefica come al solito, che prima ringrazia e poi offende Brienne, accusandola di cambiare spesso vessillo; Tywin e la stessa Cersei, di fronte a Oberyn e Ellaria (ricordiamolo, una bastarda, come il suo cognome "Sand" ci fa capire); Jaime e Loras e i non tanto velati riferimenti all'incesto di uno e all'omosessualità dell'altro. E su tutto questo nuovi personaggi (incontriamo Roger Ashton-Griffiths nei panni di Mace Tyrell) e una messa in scena grandiosa e molto più imponente di quanto una prima e distatta occhiata potrebbe far pensare: costumi, comparse, scenografie, anche una gradita apparizione dei Sigur Rós che si esibiscono in una singolare interpretazione di Rains of Castamere (divertente quando vengono scacciati in malo modo da Joffrey). Un piccolo errore di montaggio nel momento in cui Olenna Tyrell si avvicina a Sansa (il braccio destro che passa continuamente dall'essere poggiato sulla sedia al trovarsi disteso al fianco dell'anziana), ma poca roba di fronte al resto.
Intanto a Forte Terrore per la prima volta vediamo insieme in scena Roose Bolton, nominato protettore del Nord dopo le Nozze Rosse, e suo figlio bastardo Ramsay Snow. Gli Stark sono sconfitti, ma la situazione è tutt'altro che pacificata. Ricordiamo che i Greyjoy hanno invaso quelle terre – in particolare si accenna al Moat Cailin – e che ora è compito dei Bolton scacciarli. Roose, che giunge in compagnia della moglie Walda Frey (ricordiamo che in Rains of Castamere, parlando con Catelyn, Roose aveva raccontato di come Walder gli avesse promesso come dote il peso della figlia in argento, e quindi lui aveva sposato la più grassa) si rende conto di come Theon/Reek (molto intenso Alfie Allen nel dar vita a un personaggio spogliato e degradato) sia stato torturato dal figlio. Si apre la caccia agli ultimi Stark rimasti, mentre Ramsay viene inviato al sud per concludere la conquista del Nord.
Ma gli Stark sono lontani, molto più di quanto i Bolton possano immaginare. Almeno lo è Bran, oltre la Barriera insieme a Hodor, Jojen e Meera, diretto verso la misteriosa figura del Corvo a tre occhi. La magia è sempre più forte allontandosi dalla Capitale, e questo vale tanto per Daenerys a est che per Bran al Nord. I suoi momenti non sono mai stati tra i più interessanti, e in questa occasione si riscattano solo grazie ad un momento nel quale vari segmenti, alcuni nuovi, altri già visti, si fondono insieme per restituirci un quadro completo: Ned Stark, l'albero-cuore, il Trono di Spade coperto di neve (ripreso nella stessa visione che ebbe Daenerys nella Casa degli Eterni), i draghi e i cavalli morti degli Estranei.
