Game of Thrones 4x04 "Oathkeeper": la recensione
Buona puntata per Game of Thrones, con un cliffhanger da ricordare
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Oathkeeper, il giuramento, è il titolo dell'episodio. Il giuramento di Brienne, lanciata nell'ennesima sidequest, in marcia sul continente insieme allo scudiero Podrick per cercare di recuperare Sansa, fuggita da Approdo del Re. Ma anche il giuramento di Jaime, quello fatto a Catelyn tanto tempo prima, di riportare le sue figlie sane e salve a casa. Senza famiglia, senza onore, senza forza, lo Sterminatore di Re si aggrappa al miraggio di un gesto umano, onorevole, cavalleresco nel senso più lontano da ciò che siamo abituati a vedere nella serie. Tira ancora in ballo il tomo sulle vite dei membri della Guardia Reale, nutre in cuor suo la speranza di un riscatto parziale per i gesti compiuti. Agli occhi dello spettatore, intanto, il personaggio di Coster-Waldau è completamente riscattato: lo è nel doppio confronto con i fratelli, quello più pacato con Tyrion, quello più furioso con Cersei (immancabilmente con la coppa piena di vino in mano). Sulla carta l'idea di Brienne e Podrick all'avventura è interessante: vedremo se sarà sfruttata al meglio dagli autori o se diventerà un banale riempitivo.
Altro giro, altra corsa, andiamo a Meereen. Il segmento di Daenerys, primo della puntata, anche per ricollegarsi idealmente al finale sospeso di Breaker of Chains, vede la conclusione della conquista – relativamente semplice – della terza e ultima città degli schiavi dopo Astapor e Yunkai. Il trionfo di Daenerys è completo, e stavolta si muove attraverso il braccio armato degli Immacolati guidati da Verme Grigio. Rapido, veloce e implacabile, come i primi densi minuti dell'episodio, che in breve ci portano alle ultime sontuose e ricche scene di massa nelle quali Daenerys emerge come vincitrice giusta, ma non per questo incline alla pietà. Contravvenendo in parte alla scrittura dei libri, ma senza tradire il personaggio ("I do not have a gentle heart"), l'ultima Targaryen decide di crocifiggere i padroni schiavisti. Dalla sommità della piramide di Meereen, lo stemma dei Targaryen ha coperto l'Arpia Ghiscariana. Una nuova fase dell'avanzata di Daenerys è iniziata.
Intanto, praticamente dall'altra parte del mondo, gli eventi alla Barriera iniziano a precipitare. Con un espediente forse non totalmente pulito dal punto di vista della scrittura, ma in parte giustificato, c'è tempo per le ultime schermaglie prima che Mance Rayder si abbatta sui Guardiani della Notte con tutta la sua forza. Archiviata, per fortuna, la pratica Gilly, l'obiettivo si concentra sulla casa di Craster, ora occupata dai disertori e traditori dei Guardiani. Jon raduna un piccolo gruppo di volontari per andare a distruggerli prima che possano rivelare i punti deboli dei loro ex fratelli. Ma Jon ignora due importanti elementi: che tra le persone che lo accompagnano si nasconde anche Locke, spia di Roose Bolton inviata proprio ad ucciderlo, e che nel frattempo Bran e i suoi compagni sono stati catturati proprio dagli ex Guardiani.
La conclusione dell'episodio è di quelle che si ricordano. Un Estraneo raccoglie l'ultimo neonato di Craster abbandonato nel bosco, lo conduce in un luogo ghiacciato e oscuro, e infine lo poggia su una specie di altare. Si compie un rituale misterioso e, tramite il solo tocco di un dito, il piccolo diventa uno degli Estranei. È una bella scena, che arricchisce la mitologia delle "Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", andando per certi versi anche oltre ciò che ha scritto Martin.