Girls (quarta stagione): la recensione
Si è conclusa la quarta stagione di Girls, la dramedy della HBO: ecco cosa è accaduto
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Avevamo lasciato Hannah alle prese con il trasferimento in Iowa per seguire il corso di scrittura creativa. Nonostante tutte le belle parole, il salto nel vuoto ha comportato uno strappo nel rapporto con Adam, prima sottile, poi sempre più lacerante, fino all'aperta separazione. E d'altra parte anche le cose nella nuova carriera della protagonista sono tutt'altro che perfette. Hannah soffre, esplode, si chiude in se stessa, regredisce allo stadio infantile com'era suo solito nel momento in cui scopre la nuova relazione di Adam, ma trova anche in se stessa la forza di riemergere e, semplicemente, andare avanti. Senza grandi rivelazioni o riflessioni, solo naturalmente, come conseguenza della sua crescita e maturazione.
Come Hannah con Adam, così Marnie con Desi. O meglio, sarebbe così se non fosse che la protagonista, a differenza della sua amica che si getta in una relazione instabile e accetta una proposta di matrimonio che non porta da nessuna parte, è cresciuta notevolmente in questa stagione. Lei, che era la voce dell'immaturità. Non sono difetti completamente superati, ma la strada sembra essere quella giusta, e a testimoniarlo è proprio l'ultimo episodio nel quale Adam, dopo aver rotto con la sua ragazza, chiede a Hannah di riprovarci, con lei che rifiuta. Ed è davvero tutta un'altra storia rispetto al finale della seconda stagione, quando era lei a chiamare lui al telefono e pregarlo di venirla a "salvare". Con un salto temporale di sei mesi, troviamo Hannah che forse ha imparato a vivere.
Avrebbe anche potuto concludersi così la serie, che nel frattempo è stata rinnovata per una quinta stagione. Rimane il racconto di una storia d'amore al contrario, nella quale perdersi come coppia significa ritrovarsi come singoli, magari continuando a volersi bene, ma con la consapevolezza di ciò che è meglio per entrambi. Lena Dunham ha acquisito sempre maggiore sicurezza nel corso degli anni. Ormai Girls non è più l'incognita della programmazione, quel piccolo progetto affidato ad una ventiseienne dal più prestigioso network americano. È una serie più sicura di sé, che magari non sperimenta, non sorprende, sacrifica almeno due delle quattro protagoniste, ma che rimane coerente e che, con naturalezza, sta raccontando più percorsi di vita.