Il nemico, la recensione
Tanto ambizioso quanto fuori fuoco, Il nemico di Garth Davis delude sia come fantascienza sia come studio romantico di una coppia in crisi
La recensione di Il nemico, il nuovo film diretto da Garth Davis, in streaming su Prime dal 5 gennaio
Nonostante la premessa ricordi Blade Runner, fra replicanti e colonie extramondo, Il nemico di Garth Davis non ha le preoccupazioni del cinema di fantascienza. Questo è un problema, perchè praticamente tutto ciò che contiene di interessante riguarda la visualizzazione di un’America futura arida e post-apocalittica, con un’estetica polverosa simile a quella di Interstellar e un senso di malinconia e incertezza per il destino dell’umanità. A rendere il film frustrante, e alla lunga anche parecchio noioso, è l’impressione che tutto questo non sia altro che il pretesto per imbastire una trita allegoria sentimentale su una storia d’amore in crisi, come il pianeta inariditasi e bisognosa di rinnovamento.
L’idea non sarebbe per forza malvagia: un dramma di coppia rispecchiato e moltiplicato dal dramma storico di una civiltà al collasso, cavalcando quella linea fra concettuale, emotivo e politicamente accorto che ha fatto la fortuna di un regista come Alex Garland. Peccato che – mentre il world building appare superficiale e pretestuoso – la sceneggiatura di Davis e Iain Reid, autore del romanzo di partenza, sia totalmente incapace di costruire due umanità credibili e in grado di generare empatia. Gli attori ci provano, soprattutto Mescal, ma i personaggi sono talmente fuori fuoco e impalpabili che gli sforzi per animarli rischiano di ottenere l’effetto opposto e passare per overacting.