Il visionario mondo di Louis Wain, la recensione
Il visionario mondo di Louis Wain è esso stesso qualcosa di positivamente visionario e fa dell’atto creativo e della poetica dello sguardo il suo vero motivo di interesse cinematografico.
Ci vogliono coraggio e una certa lucidità progettuale per riuscire a fare quello che il regista e sceneggiatore Will Sharpeha fatto, con successo, in Il visionario mondo di Louis Wain: ovvero usare il biopic non tanto per raccontare l’aneddotica storia di un individuo ma, soprattutto, per trasmettere in modo emotivo, viscerale e con un intenso studio formale ed estetico lo spirito di quella persona. Quasi come se la classica “storia vera” fosse una scusa per liberare la creatività e non l’obiettivo primario del racconto.
Sia chiaro, non si tratta di chissà quale esperienza extra-sensoriale, ma la cosa che sinceramente colpisce di Il visionario mondo di Louis Wain è che Will Sharpe tramite un lavoro di linguaggio, per quanto integrato in un classico schema da biopic (con un racconto cronologico, che procede per ellissi per raccontare il più possibile i grandi eventi, dove sono indicati anche gli anni che passano e dove c'è pure una voce narrante, quella di Olivia Colman), fa un gioco soprattutto estetico. E lo fa decisamente bene.
Questo gioco consiste in uno studio millimetrico su ogni cosa visibile, e il suo evolversi va di pari passo con ciò che accade nella vita di Wain. Comincia in un mondo colorato, da carillon, con allegre carte da parati e luci dorate che illuminano gli ambienti e via via ci si sposta fluidamente in un mondo più acquerellato, che Sharpe fissa in visioni dal gusto paesaggistico e che raccontano l’idillio d’amore. Poi viene la psichedelia, il delirio elettrico che è il delirio mentale, dove i disegni dei gatti si fanno via via più schematici e dove, di pari passo, le immagini del film diventano più cupe, virano al blu. A volte vengono trattate come se venissero da una vecchia pellicola ricolorata, a rimarcare l’idea di passato e presente come un tutt’uno confuso nella testa del protagonista.
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