Kobane Calling, la recensione - Articolo del 13 aprile 2016 - 106799
Abbiamo recensito per voi Kobane Calling, nuovo libro di Zerocalcare edito da BAO Publishing
Kobane Calling giunge come tappa (momentaneamente) conclusiva di un viaggio (per la precisione, più di uno) fisico quanto immanente che ha portato Zerocalcare a impegnarsi in prima fila per imparare, e potenzialmente far imparare a sua volta, la Storia dei curdi, gruppo etnico indoeuropeo e popolo con una precisa identità sociale e religiosa, che abita un'area comunemente chiamata Kurdistan. Area, non Stato, si badi bene: questo popolo infatti vive da decenni una situazione politica anomala, con il proprio territorio spartito geograficamente tra i confini di Iran, Iraq, Turchia, Siria e Armenia. I curdi non sono dunque un popolo ufficialmente riconosciuto, non hanno una loro nazione, e sono da sempre sottoposti alle leggi e ai soprusi di popoli sovrani che hanno un profilo ben differente dai primi, proprio sotto il profilo politico e religioso, i due tratti che identificano maggiormente l'identità di una società. Se a questo si aggiunge che questi si sono trovati travolti e sommersi dall'avanzata dello Stato Islamico (ISIS), che ha un'identità completamente antitetica a quella curda, la "frittata" è fatta e servita. Nonostante questa cronica e crescente situazione di grave instabilità, il popolo curdo ha saputo dar vita a una società egualitaria e molto avanzata sotto tutti gli aspetti (in primis, l'emancipazione della donna), anche in confronto agli standard del nostro mondo occidentale. Si fa fatica, però, a venire a conoscenza della reale situazione attuale di queste persone se non grazie alla superficiale analisi che ci viene riportata dai media, specie da quando la cittadina di Kobane è divenuta il baluardo della resistenza contro l'ISIS. Questa però è solo la proverbiale punta dell'iceberg di un panorama ben più complesso e stratificato.
Kobane Calling non è quindi "solo un fumetto", ma una lettura essenziale che può far comprendere, in maniera semplice e immediata, una vicenda assai spinosa.
In conclusione, una riflessione personale, quantomai d'obbligo. Nello scrivere le recensioni per BadComics.it, sono solito utilizzare la prima persona plurale, che rappresenta il pensiero e il lavoro della famiglia di questa piattaforma virtuale della quale faccio parte. Per la prima volta, abbandono questa scelta di registro perché avverto la necessità di aggiungere una mia esperienza di vita. Chi vi scrive è Raffaele Caporaso, che ha avuto modo di conoscere negli anni Michele Rech, incontrandolo e intervistandolo alle fiere, e trascorrendoci anche del tempo libero. Era giugno 2015, a Bari, la mia città, dove Zerocalcare era ospite della fiera locale BGeek. In quel periodo, l'autore aveva già fatto il suo primo viaggio in Rojava, e si apprestava a tornarvi da lì e poco: la cosa si sapeva, ma non si doveva sapere, né se ne poteva parlare in maniera ufficiale e professionale (principalmente, per motivi di sicurezza). In quel periodo, conoscevo poco (e niente) la situazione politica e sociale del Kurdistan, più per una mia questione di ignoranza e genuino disinteresse, che per mancanza di fonti. Inevitabilmente, l'argomento saltò fuori con Michele, il quale si prodigò di spiegarmi per filo e per segno quanto sapeva, non limitandosi unicamente a sciorinare definizioni su cos'è il PKK o l'YPG, ma arrivando persino a disegnarmi su un foglio (che conservo tuttora) la cartina dei tre Cantoni di Efrin, Kobane e Cizre, all'epoca isolati l'uno dall'altro, con in mezzo territori conquistati dall'ISIS. In quel momento, fui davvero e personalmente testimone del grande senso di umana partecipazione e appartenenza di Zerocalcare nei confronti di questa vicenda, alla quale da allora non ho mai smesso di interessarmi, e della quale questo libro è una sincera e accurata prova. Proprio la grande umanità con la quale viene raccontata questa storia è il più grande pregio di Kobane Calling. Per questo, e per molto altro ancora, sono legato da un senso di forte gratitudine nei confronti di Michele.