L'estate più calda, la recensione
Una strana tendenza a non raccontare i grandi sentimenti che muovono le azioni dei personaggi rende L'estate più calda difficile da capire
La recensione di L'estate più calda, uscito su Prime Video il 6 luglio
È la storia di triangoli, amori e attrazioni tra ragazzi in un paesino della Sicilia e tutto intorno a una parrocchia. La storia centrale è quella del bel diacono e della ragazza di cui si innamora (storia non trattata come ci si potrebbe immaginare con deferenza verso gli obblighi talari, anzi). Il resto gli orbita intorno senza verve, tutto sempre condito (proprio come si fa nelle fiction) con inserti che alleggeriscono, affidati principalmente a Nino Frassica. E tutto, dalle storie d’amore alla parte carnale, fino anche a quella umoristica, è a volume 2.
Si potrebbe anche sorvolare, visto l’impianto generale, sulla realizzazione generica, il tono moscio, la mancanza di ritmo e mordente e il disequilibrio generale delle parti (un film che continuamente parte e si arresta, riparte e si riferma di nuovo…) ma che il triangolo sentimentale non entri mai nel vivo, non affondi e non abbia una presa uccide qualsiasi possibilità di essere coinvolti e in certi casi anche proprio il senso logico. Che Nino Frassica esca estremamente depotenziato e la linea di Stefania Sandrelli non funzioni mai davvero sarebbe ancora qualcosa di marginale, ma vedere due personaggi lasciarsi in auto piangendo e chiedersi come mai soffrano tanto visto che non ci sono mai apparsi così legati è grave.