TV

Lanterns, la recensione: l'ambizioso crime-drama dei DC Studios

Dopo una corsa durata, tra alti e bassi, otto puntate, Lanterns si è concluso oggi: la serie DC Studios ci ha convinto?

Condividi

Si è conclusa oggi, dopo una corsa durata otto settimane, la prima stagione di Lanterns, serie DC Studios ambientata nel nuovo universo supervisionato da James Gunn. Tra tanti alti e (fortunatamente) pochi bassi, lo show è riuscito a introdurre magistralmente due nuovi eroi e a re-instaurare il rispetto verso il nome di Lanterna Verde, di cui ci si faceva beffe dopo il fallimento su più fronti del film con Ryan Reynolds.

Nell'attesa di rivedere il John Stewart di Aaron Pierre in Superman Man of Tomorrow l'anno prossimo, scopriamo insieme cosa ha funzionato (e cosa no) in questa prima stagione di Lanterns.

Nel giorno più splendente

Hal Jordan (Kyle Chandler) e il suo allievo John Stewart (Aaron Pierre) arrivano alla cittadina di Rushville per indagare su una serie di omicidi. I due però non sono poliziotti normali, ma Lanterne Verdi, il corpo di polizia spaziale incaricato di proteggere l'universo. Neanche gli omicidi sono normali e riguardano alcuni alieni. Seguendo gli indizi di un mistero che si dipana in trent'anni, i due impareranno a conoscersi e a fidarsi l'uno dell'altro, mentre scopriranno cosa nasconde Rushville e cercheranno di sventarne la vera minaccia.

La trama di Lanterns è una storia originale, che dai fumetti prende giusto qualche nome e che si sviluppa lentamente, sfruttando ogni istante non solo per costruire il mistero più grande, ma per dare anche spessore ai suoi due protagonisti. Non mancano le citazioni ai fumetti, sia chiaro, e sentire alcuni nomi o vedere alcuni personaggi siamo sicuri farà la gioia dei fan di Lanterna Verde, ma nessun easter egg è fondamentale per godersi a pieno la storia. Alla fine degli otto episodi, tutte le domande hanno trovato risposta - anche se qualcuna è un po' più furbetta delle altre - e niente viene lasciato al caso. C'è una sorta di anticlimax che dovrebbe sfigurare in un prodotto sui super eroi, ma che per come siamo stati abituati nel corso di questi due mesi riesce comunque a convincere.

Non c'è elemento che venga lasciato al caso, dal singolo dialogo all'espressione facciale, e lo stesso si può dire anche della colonna sonora curata dal premio Grammy Stephanie Economou. L'artista ha dato vita a un tappeto sonoro che mischia piacevolmente archi e strumenti moderni, creando un'atmosfera di vuoto spaziale. Ottima anche la scelta delle canzoni su licenza, che spesso chiudono i cliffhanger dei diversi episodi dando consistenza temporale e geografica al racconto spaziando tra diversi generi.

Tom King e Damon Lindelof scrivono una serie matura, che non ha paura di mostrarsi dura e rude nei momenti più drammatici, e al contempo non si risparmia qualche istante più leggero. La cura nella gestione dei dialoghi, dei rapporti di stima e di contrasto generazionale, fino a come vengono trattati temi sociali e psicologici, sono ormai una firma delle opere dei due autori. Viene adottata una gestione del ritmo adulta e tipica delle serie investigative che, nonostante i protagonisti siano poliziotti spaziali, riesce a rimanere ancorata coi piedi a terra. Questa potrebbe essere la parte negativa per chi avrebbe voluto qualche tutina o colore in più, ma per quello ci sarà il prossimo film di Superman.

Nella notte più profonda

È inutile girarci intorno. Lanterns si ispira volutamente a True Detective: due poliziotti in conflitto tra loro, che capiranno di avere più punti in comune del previsto e finiranno per nutrire rispetto reciproco. Il rapporto tra Hal e John è sicuramente l'aspetto più riuscito della serie: i due sono molto bravi quando sono da soli, ma sono fenomenali quando sono a schermo insieme, grazie a un'inaspettata chimica tra i due attori. Le performance di Aaron Pierre e di Kyle Chandler sono encomiabili. Entrambi riescono a rendere credibili i loro personaggi e qualcuno con cui è facile empatizzare. Dopo quanto successo in questa stagione sarà soprattutto curioso vedere John Stewart interfacciarsi con il Superman di Corenswet il prossimo anno. Per quanto riguarda i comprimari, lo sceriffo Kerry di Kelly Macdonald è un altro personaggio sfaccettato che vorremo rivedere in futuro in questo nuovo universo DC - e pur non essendoci ancora conferme ufficiali, siamo sicuri che il Sinestro di Ulrich Thomsen tornerà a mostrarsi nel futuro delle Lanterne Verdi.

Quello che accomuna però tutti i personaggi di Lanterns è la loro umanità, nonostante tra di loro ci siano alieni e super eroi. Questo si riflette anche nell'uso dei poteri e di conseguenza della CGI nel corso della serie. L'anello viene usato il meno possibile (e spesso si sfrutta la scusa che sia quasi scarico), i confronti sono a fuoco o a pugni, ma non per questo mancano le scene colme d'azione. Quando l'anello viene finalmente usato, aggiunge un tocco di colore verde smeraldo alla fotografia volutamente spenta e noir del Nebraska. Lo show non rinnega mai la sua natura di prodotto cinecomics ma, come già Watchmen fece prima di lui (per citare un altro lavoro di Lindelof), cerca di raccontare qualcosa di più verosimile.

Lanterns prende i personaggi cosmici dell'universo DC e li ancora a terra (non letteralmente). Ed è proprio qui che sta la forza della serie, che non richiede per forza di conoscere ogni personaggio e che trascina lo spettatore al fianco dei suoi due protagonisti, sia quando compiono azioni eroiche, sia quando sbagliano. Lanterns è una serie che ogni appassionato di crime drama dovrebbe quanto meno provare a vedere, e sicuramente uno dei prodotti migliori della gestione di James Gunn. Un ottimo riscatto per l'eroe smeraldo, sperando che l'eventuale stagione 2 non smarrisca la strada.

Continua a leggere su BadTaste