Legion 1x02 "Chapter 2": la recensione
La recensione del secondo episodio di Legion, in cui la serie di FX costruisce un'identità già riconoscibile
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Un linguaggio che, come sospettavamo, non si pone come esperimento isolato e confinato al primo episodio (qui la recensione), ma si estende in vari modi anche in questa puntata. Il prologo ideale della vicenda bloccata all'interno della struttura di ricerca, dalla quale il protagonista veniva portato via, non si esaurisce nell'inizio di una nuova storia di riscatto e scoperta di sé, ma oscilla tra passato, altri momenti, un presente che si svolge in altri luoghi in quello stesso momento. Risultato è qualcosa che non può spiazzare come nell'esordio, ma che costruisce ancora di più quell'identità già riconoscibile della serie di FX.
Tra le molte immagini che si fondono e confondono spicca senza dubbio il momento in cui, bambino nella propria camera, David si vede leggere una storia da un padre senza volto. Qui la tensione del momento è molto forte, tutto vira improvvisamente verso un'idea disturbante proprio perché indefinibile, la storia narrata è violenta e stridente (una sorta di Babadook!). A contribuire al tutto il viso in ombra del padre di David. Non sarà l'unica immagine forte dell'episodio, che in vari momenti rimette in gioco il volto orribile di un nemico ancora sconosciuto.
Non esiste un vero momento di stacco, o rilassamento, o leggerezza. Gli stessi momenti trascorsi con Lenny o quelli con Syd non riescono mai davvero a dare respiro alla serie, che spesso risulta soffocante, costantemente sovraesposta. Non è necessariamente un male, anzi è ammirevole la persistenza con cui Legion continua a tenere la nota alta, senza dare respiro e senza offrire particolari agganci. Piccola eccezione quella rappresentata dal sequestro della sorella Amy.