Maid: la recensione
Maid è il ritratto drammatico di una madre sola, che passa attraverso la straordinaria interpretazione di Margaret Qualley
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Ci sono un gesto e un volto al centro della miniserie Maid di Netflix. Il gesto è il calcolo quasi compulsivo delle spese giornaliere sulla base di un budget che si assottiglia sempre più. Come se i risparmi fossero un conto alla rovescia, che non può, non deve assolutamente arrivare a zero, pena il game over. Che in questo caso significherebbe la rinuncia alla tutela della figlia di tre anni. Il volto è quello di Margaret Qualley (C'era una volta a... Hollywood) che qui trova senza dubbio il ruolo più importante della sua carriera. E riesce a sostenerlo con forza invidiabile. Dieci episodi drammatici che raccontano gli sforzi di una madre che cerca un lavoro e un futuro per se stessa e per la figlia.
Maid trova alla produzione Margot Robbie e ha come ideatrice Molly Smith Metzler, che già aveva lavorato su Orange is the New Black. In dieci episodi, la miniserie traccia un percorso quasi neorealista di disfatta e lenta ripresa, cadute rovinose e faticosi tentativi di rialzarsi. Ha quel passo melodrammatico delle storie che quasi godono nel tempestare i loro protagonisti di sfortune abissali e di correnti contrarie. Qui ce ne saranno in abbondanza, su tutte le difficoltà provocate ad Alex dall'instabile madre Paula (Andie MacDowell, che è veramente la madre di Margaret Qualley) e dal padre Hank (Billy Burke), apparentemente disponibile, ma anche lui con un passato difficile.
A metà fra il cinema dei Dardenne e La ricerca della felicità di Muccino, Maid questo è. Una celebrazione dello stoicismo e della forza di volontà, contro le circostanze terribili della vita. Ce ne racconta i tentativi, le batoste, i piccoli momenti di ottimismo devastati da ostacoli improvvisi. E lo fa con un ritmo sempre alto, che accavalla sfide, difficoltà e tentativi di tenere tutto in equilibrio. Nella certezza matematica che qualcosa comunque andrà sempre storto, lo spettatore viene preso alla gola e spinto ad andare avanti, quasi si trattasse di un thriller al quale chiediamo un attimo di tregua e di liberazione. La vicenda umana comunque non assolve del tutto Alex, che ha compiuto e che compirà degli errori, ma è impossibile non ammirarne il coraggio e la forza d'animo.