Mr. Robot 2x10 "eps2.8h1dden?pr0cess.axx": la recensione
A un passo dalla chiusura di stagione, continua quel grande gioco di stile, scrittura e regia che è Mr. Robot, con un finale sensazionale
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Nel grande gioco di scrittura, regia e stile che è Mr. Robot, lo spettatore trainato dalla visione soggettiva di Elliot diventa lo sguardo non più indiscreto sulla vita privata di un protagonista che non ricorda più. In quel momento, uno dei più geniali – ma ci sarà anche di meglio – del decimo episodio della stagione di Mr. Robot, l'occhio della telecamera diventa il nostro, la storia si ferma un attimo a respirare dall'alto, dandoci qualche minuto per osservare la scena. Quasi fosse ormai un gioco interattivo, la serie di Sam Esmail gioca a carte scoperte, da sempre consapevole di ciò che è, da sempre consapevole che essere onesta con se stessa e con noi è l'unico modo per non saltare lo squalo. Ci riesce? Beh sì, anche se può essere molto frustrante alle volte.
Ed è sincero in questo, in fondo ci ha promesso di non mentirci più, e non abbiamo motivo per non credergli, soprattutto nel momento in cui si rivolge a noi per avere aiuto. Ma, Elliot non è solo. C'è Mr Robot con lui, e il personaggio impersonato da Christian Slater non ci ha fatto alcuna promessa. In questo senso, il suo smarrimento e la sua scomparsa improvvisa di fronte ad una certa telefonata sollevano qualche sospetto, ci riportano indietro, ad un subconscio in cui un bagagliaio non doveva essere aperto.
Dov'è Tyrell è la domanda, ma, in fondo, dove si trovano tutti? Dove si trova questo mondo in cui il presidente è Obama, ma il corso della Storia ha preso una piega del tutto diversa? In cui le prigioni mentali diventano prigioni concrete, in cui la rivoluzione stessa non ha idea di ciò che ha scatenato e ha finito per essere inglobata in un cambiamento manipolato, in cui nessuno dei protagonisti ha il controllo su se stesso. A volte la serie ci dà la sensazione di non sporcarsi abbastanza le mani, di vivere al di sopra delle proprie possibilità narrative, giocando a più riprese sul non detto e sull'ambiguità, forte di un protagonista che può vedere tutto e il contrario di tutto. Ma non è solo questo.