Preacher 3x04 "The Tombs": la recensione
La recensione del quarto episodio stagionale di Preacher
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L'attacco è micidiale e in pieno stile Preacher. Il Santo degli Assassini viene inquadrato come se fosse un personaggio inedito. Silenzioso (pronuncerà due parole in tutta la puntata), e con il cappello a coprire gli occhi. L'antro di Satana è un delirio di fuoco nel quale si apre una voragine che sembra una bocca spalancata e piena di zanne aguzze. Entriamo dentro, e ovviamente tutto viene riletto sotto una forma più familiare e contemporanea. Questo Satana non ha nulla dell'angelo caduto e lucente cui sarebbe ispirato, ma è il classico bestione rosso e cornuto, con un volto che sembra quello dei vampiri di Buffy. Di più, nulla nel suo carattere evoca timore o imponenza. Somiglia ad un uomo d'affari, con tanto di scrivania e segretaria-Angelo della Morte.
Questa settimana, tramite il racconto di Boyd, affondiamo in un flashback che ci riporta al Jesse adolescente, che arringava la folla accorsa per assistere alle lotte nelle Catacombe. Tutto quel che accade, dal tentativo di Jesse di allontanare Cassidy ai retroscena violenti dell'infanzia del protagonista, deve servire a costruire un'immagine più profonda di Jesse alla luce dell'ambiente di Angelville. E va detto che la puntata riesce a scavare con una certa profondità e complessità nelle motivazioni del protagoniste, contraddittorie, magari autodistruttive, ma umane.
Jesse viene attirato inevitabilmente dalla malvagità insita ad Angelville, come se fosse una parte di sé. C'è paura, incapacità di ribellarsi, ma anche il sottile piacere nell'accordarsi a quella violenza insensata, assaporando la possibilità di ispirare le folle per compiere il male – che è il contrario di quello che dovrebbe fare un pastore. D'altra parte, emerge anche un latente senso di colpa per Jesse, che incapace a fuggire non trova miglior soluzione se non quella di agire con rabbia nei confronti delle persone a cui tiene, per scacciarle e proteggerle. È accaduto nel flashback, accade anche nel presente, con Tulip. Temendo moltissimo che la donna che ama possa scoprire la parte peggiore di lui, Jesse reagisce all'opposto, esaltando quel momento. Se ci deve essere odio e separazione, allora che questi emergano nella maniera più netta possibile. È anche un modo per autopunirsi.