Priscilla, la recensione | Festival di Venezia
Priscilla di Sofia Coppola è un film di una vacuità discorsiva sconcertante, superficiale nella sua costruzione conflittuale e fuori dal tempo nella sua approssimazione vittimista.
La recensione di Priscilla, presentato in Concorso al Festival di Venezia 2023
A vedere Priscilla si fa veramente fatica a capire perché Sofia Coppola abbia scelto di parlare proprio di questo personaggio, proprio in questo momento. Messa da parte la curiosità storica su un personaggio accantonato dalla memoria collettiva, il film racconta banalmente Priscilla come una giovane donna illusa da un amore adolescenziale che accetta di vivere in una gabbia dorata, nonostante le violenze, nonostante la manipolazione che Elvis operò su di lei, salvo poi stancarsi un giorno e decidere finalmente di cambiare. Il tutto senza raccontare nulla se non ciò che vediamo ad occhio nudo. Coppola ritrae Elvis con grande durezza, lo rende un personaggio odioso e odiabile agli occhi dello spettatore nei suoi momenti di rabbia, nella sua evidente cafoneria nei confronti di una ragazza che palesemente sembra tenere vicino a sé soltanto per noia, per capriccio. E così l’uomo detestabile diventa il facile nemico di un personaggio succube, quello di Priscilla, che in questa gabbia vive come un trofeo di perfezione estetica, incapace di ribellarsi perché, si limita a farci intendere Coppola, è semplicemente innamorata.
Tratto dall’autobiografia Elvis and me di Priscilla Presley, il film racconta Priscilla esclusivamente nella sua relazione con Elvis, dal momento del loro primo incontro nel 1958 in una base americana nella Germania ovest (quando lei era appena quattordicenne e lui serviva l’esercito americano) fino al momento esatto del loro divorzio sedici anni dopo. Quasi a confermare inconsciamente che Priscilla non esiste se non in funzione di Elvis (un Jacob Elordi inconsistente), Sofia Coppola copre questi lunghi anni ripetendo allo sfinimento le stesse dinamiche, mostrandoci Priscilla come l’illusa e triste vestale della residenza di Graceland, un personaggio passivo fino ad una presa di coscienza che, nell’impressione che ne dà il film, sarebbe stato plausibile in qualsiasi momento. Non proprio un ottimo modo per raccontarne l’evoluzione psicologica.
Per il resto, Priscilla è un film per nulla incisivo, un ritratto femminile debole tanto nel grado di agentività del personaggio quanto manchevole nel desiderio di esplorare più profondi sentimenti o discorsi.