Privileges: il lusso sfrenato dove nessuno paga davvero il conto
Tra hotel di lusso e segreti inconfessabili, Privileges intreccia vite di ricchi e invisibili in un racconto adrenalinico fatto di potere, vendetta e ambiguità morali, senza eroi né colpevoli.
Hanno stipendi milionari o sono eredi di dinastie blasonate, girano su auto di lusso e vantano entourage devoti e numerosi. Qualcuno, per contratto, asseconda i loro capricci e copre i loro errori.
I protagonisti di Privileges, la serie francese su HBO Max presentata all’Unifrance Rendez-Vous di Parigi, fanno parte di quell’1% del mondo, l’elite dell’elite, che pretende, ordina e ottiene. Sempre. Ma chi sono, invece, gli “invisibili” alla base della piramide sociale? In una visione speculare (alla Downton Abbey, per capirci, ma senza l’ambientazione d’epoca), il progetto in sei puntate mostra i due lati della stessa medaglia: da una parte i super ricchi e dall’altra il personale di servizio. Non in una dimora privata, ma nella cornice lussuosa dell’hotel Citadel, sugli Champs-Elysées di Parigi.Questa destinazione da mille e una notte è opera di finzione, ma i fatti raccontati hanno saccheggiato a mani basse la realtà romanzando a beneficio dello spettatore. La storia ha inizio quando Adele (Manon Bresh), una ragazza sveglia ma problematica, che si trova in prigione per tentato omicidio, viene assunta proprio al Citadel in un programma di recupero per detenuti. A sponsorizzarlo è il direttore dell’hotel, Edouard (Melvil Poupaud), un vero e proprio deus ex machina capace di esaudire persino le richieste più bizzarre dei suoi viziatissimi clienti.
All’apparenza diversissimi tra loro, sono motivati da ambizione e guidati da scaltrezza, quindi man mano che gli episodi vanno avanti aumentano sì le divergenze ma si assottigliano le differenze che all’inizio sembrano insormontabili. D’altronde lo spettatore si rende conto quasi subito che in questo gioiellino seriale è l’istinto di sopravvivenza a prevalere, a qualsiasi livello. Adele vuole reintegrarsi nella società, Edouard ha tutte le intenzioni di scalare la cima: entrambi sembrano proiettati verso qualcosa a un passo dalla loro portata, ma che in un modo o nell’altro si fa sfuggente.
In questa fortezza di privacy e perdizione, i clienti intanto regnano sovrani: gli eccessi sono all’ordine del giorno. C’è lo sportivo in crisi d’identità, c’è la rockstar amante dei rettili, c’è la ricca ereditiera annoiata: il repertorio umano si presenta variegato ed estremo, quindi squisitamente interessante per il pubblico. Un guilty pleasure, insomma, che spazia dal thriller alla John Wick al drama carcerario in stile Orange is the new black, con richiami alla The White Lotus.Un mix perfetto di azione e intrighi, di vendetta e manipolazioni, di luci (poche) e ombre (fin troppe): Privileges permette di sbirciare cosa si nasconde dietro le facciate impeccabili delle vite opulente. Cosa succede quando vengono a galla segreti e peccati?
Il conto si presenta salato, anzi salatissimo, ma c’è sempre chi riesce a farla franca, a evitare un faccia a faccia con le conseguenze e a tirarsi fuori dai problemi facendo leva soldi e potere. In questo scenario, però, il mondo del Citadel non distingue il bianco dal nero né il Bene dal Male: vive in una zona grigia piena di sfumature e ricca di colpi di scena. Non ci sono schieramenti, né squadre per cui tifare, in questa corsa a tutta velocità incapace di rallentare.
Sì, perché il ritmo del racconto continua a incalzare senza nessuna battuta d’arresto: ogni scena, in ogni dettaglio, spinge al massimo e lascia lo spettatore con il fiato corto. Il raffinato gusto europeo si mescola alla grandiosità d’oltreoceano con risultati invidiabili. Ancora una volta HBO Max, che ospita alcuni tra i progetti seriali più interessanti del panorama streaming attuale (da Heated Rivalry a The Pitt), ha fatto centro con una storia accattivante, messa in scena da un ottimo cast e in una location mozzafiato. What else?