Recensione - OlliOlli 2: Welcome to Olliwood
Skateboard, trick al limite del possibile e stile da vendere: la nostra recensione del divertentissimo di OlliOlli2: Welcome to Olliwood
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Del resto, l’arte dello skate, di cui Roll7 ce ne dà un’interpretazione che per certi versi strizza l’occhio ai vecchi Tony Hawk Pro Skater, è come l’amore: sublime e meraviglioso finché si viaggia “tre metri sopra il cielo”, terribile e potenzialmente mortale quando gli incisivi sfregano sull’asfalto. Ancora meglio: OlliOlli 2 è come il sesso. Bisogna conoscere i trick, muoversi con fluidità, diventare tutt’uno con l’oggetto del desiderio (la tavola), persino andare a ritmo. L’impostazione arcade e old school è evidente sin dal tutorial: non sono permessi errori né distrazioni, la codardia è punita con uno score talmente basso da suscitare imbarazzo.
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OlliOlli 2: Welcome to Olliwood - screenshot[/caption]
Raggiungere il traguardo non è estremamente complesso. Il gioco sposa in pieno la filosofia del trial and error: al primo tentativo è quasi impossibile non sacrificare l’osso del collo dell’avatar e solo con una certa dose di esperienza saprete evitare tutti gli ostacoli. Ciononostante il level design non è mai sadico, né si permette di giocare sporco: è tutta una questione di pratica e di riflessi da affinare.
"OlliOlli 2 è come il sesso. Bisogna conoscere i trick, muoversi con fluidità, diventare tutt’uno con l’oggetto del desiderio (la tavola), persino andare a ritmo."Tuttavia, limitarsi a questo, significa graffiare solo la superficie di OlliOlli 2. Chi, oltre ai preliminari, vuole anche giungere e godersi il sodo, dovrà imparare a grindare, eseguire complessi trick e, soprattutto, esibirsi in combo che si interrompono solo alla fine del livelo. Il sistema di controllo prevede lo sfruttamento intensivo dell’analogico, utile per staccarsi dal suolo e direzionare la tavola, dei trigger e di un pulsante per l’atterraggio. La perfetta disposizione dei comandi non basterà per rendervi il tutto intuitivo, naturale, facile. Nel corso delle traversate, l’elevata velocità di spostamento, l’affollamento dello schermo e l’imperativo di non fermare il flusso dei trick, renderanno l’impresa estremamente complessa e, in sostanza, abbordabile e avvicinabile solo per chi non si spaventa all'idea di dover ricominciare da zero per un errore compiuto a pochi metri dal traguardo.
OlliOlli 2: Welcome to Olliwood - screenshot[/caption]Fortunatamente il level design si dimostra quantomeno comprensivo. Oltre a sviluppare una timida componente platform, ravvisabile nella tendenza a dividere il tracciato in più sentieri, ognuno con i suoi collezionabili e ognuno raggiungibile a patto di eseguire determinati trick, i designer hanno confezionato stage dalle dimensioni ideali: non troppo brevi per dare l’impressione di dover semplicemente superare minuscole prove, mai troppo lunghi da frustrare l’utente all’ennesima volta che si vedrà costretto a ripartire da capo.
È dunque facile farsi prendere dall’isteria, ma mai vi verrà in mente di abbandonare il gioco in un impeto di frustrazione. Da questo punto di vista, l’effetto assuefazione è consolidato da un comparto grafico-sonoro strepitoso e ricercatissimo. Palette di colori e tratto ricordano vagamente gli assolati scorci del bellissimo Guacamelee. Vibranti effetti luce abbagliano il giocatore proiettandolo negli afosi deserti del profondo west, nelle rigogliose foreste azteche, nei futuristici e “acidi” quartieri high-tech di un futuro prossimo. I colori al neon, che individuano la pista da seguire e gli elementi dello scenario su cui è possibile grindare, si sposano alla perfezione con una soundtrack vagamente New Retrowave, tenuamente Soulful Dance e potentemente Chill-out: brani come Korben Dallas (mirabile citazione cinematografica) o L di Monk’ rappresentano alla perfezione le corde emotive toccate dalla colonna sonora.
In definitiva, staccarsi dal vortice ipnotico messo in moto da OlliOlli 2: Welcome to Olliwood è quasi impossibile. Quando il movimento, rapidissimo, delle mani sul controller raggiunge la sintesi con le immagini che si avvicendano sullo schermo e il ritmo della musica, ha poca importanza quante volte si finirà con la testa spaccata: la tentazione di una nuova partita, di un “ultimo” tentativo vincerà su qualsiasi cosa.
Bisogna solo entrare in sintonia e simbiosi con un gameplay che richiede molta costanza e impegno: se non si è disposti a un lungo periodo di apprendistato, trarrete solo dolori e nessuna gioia da questo gioco.
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