Le Regole del Delitto Perfetto 3x09, "Who's Dead?": la recensione
Ecco la nostra recensione del nono episodio della terza stagione di Le Regole del Delitto Perfetto, un midseason finale che vede la morte di uno dei personaggi centrali della serie ABC
L'identità di chi si celasse sotto il telo dell'ospedale ha costituito il filo conduttore di questa prima tranche di episodi, e solo due settimane fa avevamo potuto escludere Wes dalla lista delle possibili vittime dell'esplosione avvenuta in casa di Annalise Keating. Tuttavia, i minuti finali di Who's Dead? ci svelano come la nostra percezione fosse stata ingannata da un sapiente montaggio, e in realtà a restare ucciso nell'incendio sia proprio il giovane pupillo di Annalise. Il che, oltre a gettare la professoressa nel più cupo baratro della disperazione, apre la porta a un prosieguo di stagione davvero imprevedibile.
In questo midseason finale, tuttavia, è impossibile non riconoscere agli autori il merito di aver conferito a ciascuna diversa linea narrativa la propria importanza e credibilità. L'arrivo della madre di Michaela ci fa conoscere meglio un personaggio finora rimasto avvolto dalla nebbia della vaghezza molto più dei suoi compagni di viaggio. Il legame tra la ragazza e Asher subirà forse uno scossone dopo gli eventi di questa settimana, ma il loro rapporto - nato su basi narrative ben labili - ha ormai acquisito una statura sentimentale di tutto rispetto e, soprattutto, di notevole interesse per il pubblico. Stesso vale per Oliver e Connor, decisamente in secondo piano questa settimana, ma comunque verosimili e malinconici nella gestione di un rapporto dipinto sempre con pennellate misurate.
La morte di Wes, sebbene narrata con toni tragici e pathos da manuale, libera Le Regole del Delitto Perfetto di una zavorra portata fin troppo a lungo, privandola astutamente di un personaggio centrale ma ormai ridottosi quasi a mero ostacolo al procedere di storyline ben più appassionanti. Come ogni serie che ambisca a essere memorabile dovrebbe fare, lo show di Nowalk si assume la responsabilità di una scrematura a lungo auspicata, sfoltendo le fronde di un albero divenuto troppo pesante e destinandolo, in tal modo, a una longevità accresciuta e a un avvenire imprevedibile ma, proprio per questo, estremamente accattivante.