Le Regole del Delitto Perfetto 3x14 e 3x15 [finale di stagione]: la recensione
Le Regole del Delitto Perfetto conclude la propria terza stagione con una doppietta di episodi che ne confermano punti di forza e debolezze
Il concetto di sincerità, puntualmente tradito da Annalise Keating tanto quanto dai suoi travagliati allievi, sembra essere alla base di un paradosso che mina i rapporti tra i personaggi in modo sempre più profondo: quella che, a una prima occhiata, ha l'apparenza di un nucleo familiare, con l'esigenza di protezione reciproca - sebbene fondata su un'egoistica tutela degli interessi individuali - è divenuto, nel corso della terza stagione e, in particolare, a seguito della morte di Wes, il perfetto risultato di un percorso costellato di bugie e sotterfugi. Chi ha mentito una volta, potrà mentire ancora, e potrà mentire a te.
Sebbene non sempre appassionante, il lutto di Laurel la spinge ad azioni inconsulte, ad accuse sgraziate contro le persone a lei più vicine, e la ricerca dell'assassino di Wes sembra aver assunto i connotati di una crociata che la bella studentessa porterà avanti, coadiuvata dai colleghi o in solitaria. L'ironia del destino si svela nella scena conclusiva dell'episodio finale, in cui scopriamo finalmente l'identità del mandante dell'omicidio di Wes. La rivelazione del coinvolgimento del padre di Laurel arriva inattesa ma, per una volta, costituisce un colpo di scena ben contestualizzato e potenzialmente foriero di svolte di una certa entità. Arriva, inoltre, a irrobustire un comparto di villain che, in questa stagione, ha toccato il fondo in termini di credibilità e pathos: dall'entourage del procuratore distrettuale ai Mahoney, nessuno tra i nemici di Annalise e compagnia ci ha fatto realmente tremare. Con questo cambio di carte in tavola, un intero scenario di nuove dinamiche si apre dinnanzi al pubblico, e la caccia al colpevole della vedova Laurel assume dei toni ancor più paradossalmente tragici.

Caricare il cadavere di Wes delle colpe di tutti potrà forse salvare i protagonisti dal finire in cella, ma non potrà certo aiutarli a ritrovare quella normalità ormai scomparsa da tempo alle loro spalle: una normalità che continuano, intendiamoci, a inseguire disperatamente nella vita di tutti i giorni, attraverso dichiarazioni d'amore e proposte di matrimonio in stridente contrasto con i castelli di bugie e i cambi di direzione accumulatisi nel corso di tre stagioni. Ci si può legare per sempre a qualcuno che ha costruito la propria identità sulla menzogna? L'eterno dilemma sussiste, e ne porta alto lo stendardo l'Annalise Keating di Viola Davis che, ancora una volta, offre al suo pubblico una tavolozza emozionale in grado di supplire a qualsiasi lacuna di sceneggiatura. La regina riesce nel suo intento, ma la sua è una vittoria amara, e la chiusura della stagione è affidata alle sue lacrime che, in assenza di musica, accompagnano il congedo da un altro capitolo in cui la strada per la salvezza passa per l'abisso del dolore.
