Seoul Vibe - l'ultimo inseguimento, la recensione
Diretto da Hyun-Sung Moon, Seoul Vibe sembra concentrarsi più di tutto sull’essere il più stiloso possibile.
La recensione di Seoul Vibe, su Netflix dal 26 agosto
Diretto da Hyun-Sung Moon, il film infatti sembra concentrarsi più di tutto sull’essere il più stiloso possibile. Per quanto l’occhio venga appagato dalla messa in scena perfezionista, dagli inseguimenti a suon di musica pop (ovviamente i cult anni Ottanta) e dall’ironia dei personaggi, Seoul Vibe è evidentemente molto più compiaciuto del suo apparire che della sua sostanza: esplosivo nelle singole scene, in certi frammenti di dialogo, in certe sequenze dove i motori delle auto rombano lungo strade tirate a lucido - ma al limite dell’estenuante nel suo sviluppo di trama, ripetitivo e decisamente fuori scala rispetto alla funzionalità (quasi due ore e mezza per girare intorno ad una dinamica già abbastanza vaga).
Seoul Vibe non cela di certo la sua natura di divertissement: come l’aspetto politico è una scusa per un po’ di azione, allo stesso modo gli anni Ottanta sono una scusa per uno studio estetico, per distrarre l’attenzione dalla storia e riversarla su look, oggetti, capigliature ed accessori. Niente di male, se non che alla lunga questo “inganno” non regge: laddove ci sarebbe bisogno di sempre maggiore carica, esagerazione e pure un po’ di follia dinamica, Seoul Vibe tiene il freno a mano tirato, ripetendo più che altro ciò che ha già mostrato di saper fare. Insomma per quanto Hyun-Sung Moon si dimostri capace di reggere il peso di grandi sequenze, quello che sembra mancare è uno stile che non sia solo evocazione generica di un luogo e un tempo (appunto, Seoul negli anni Ottanta) ma un’evocazione viva, pulsante. Se non personale - non siamo di certo nel terreno del film d’autore - quantomeno personalizzata, particolare. Intrigante.
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