Shade, la Ragazza Cangiante vol. 1: La ragazza che cadde sulla Terra, la recensione
Abbiamo recensito per voi il primo volume di Shade, la Ragazza Cangiante, di Castellucci e Zarcone
Alpinista, insegnante di Lettere, appassionato di quasi ogni forma di narrazione. Legge e mangia di tutto. Bravissimo a fare il risotto. Fa il pesto col mortaio, ora.
Megan è il vero e proprio bullo della scuola. Era il bullo. Ora sta morendo, dopo mesi di coma irreversibile. Era il capitano della squadra di nuoto sincronizzato, la fidanzata di un classico jock di una scuola superiore di provincia, il tiranno temutissimo di amiche e compagne. E ora sta morendo. Senonché, Loma arriva giusto in tempo per occuparne il corpo, darle nuova linfa vitale grazie allo scambio mentale operato dal Mantello e sconvolgere la famiglia e le persone vicine a Megan con la sua resurrezione. Mamma e papà hanno staccato la spina, i compagni sono quasi felici della dipartita della perfida tormentatrice. Ora Loma sta per riportare Megan in paese. Ma non vuole essere Loma, non vuole essere Megan. Lei è Shade, ora.
Non è dato sapere. Non c'è una vera avventura in Shade, la Ragazza Cangiante, quanto più un percorso psicologico personale, che si risolve, in effetti, con un finale fantascientifico, almeno in questo primo volume. Difficile capire che direzioni prenderà la storia, anche se è chiaro che Loma si è fatta dei nemici sul pianeta Meta e che la sua fuga è passata tutt'altro che inosservata. L'impressione è che la serie sia molto ambiziosa nelle sue intenzioni, ma che non abbia ben chiaro il percorso attraverso cui giungere alle meta.
Di ispirazione fortemente indy, Shade è interessantissima nelle atmosfere e nelle premesse anche grazie al contributo delle matite di Zarcone e dei colori pop, brillantissimi di Kelly Fitzpatrick. Tanto il pineta Meta quanto gli effetti onirici della presenza di Shade nel corpo di Megan sono rappresentati con il classico immaginario della fantascienza alternativa e psichedelica, che ci riporta a certi fumetti degli anni Settanta. La Zarcone, in particolare, è molto brava e riesce a guidare l'occhio con metodo anche nel caos che rappresenta visivamente la confusione della protagonista, intrappolata in un mondo preoccupante, sconosciuto e alle prese con ricordi non suoi, a un passato che non coglie appieno. Un po' Chris Bachalo, un po' David Aja, un po' Fiona Staples, ha uno stile aggraziato ed elegante.