Sharp Objects 1x05, "Closer": la recensione
Il quinto episodio della prima stagione di Sharp Objects è un'amara riflessione su esternazione e interiorizzazione del dolore
Si tratta dell'episodio più psicologicamente disturbante finora offerto dalla serie HBO tratta dal romanzo di Gillian Flynn, non fosse altro che per la rievocazione storica che ne fa da sfondo: nell'eleganza asettica del giardino dei Preaker viene infatti celebrato il Calhoun Day, che ricorda l'eroico sacrificio di Millie Calhoun, sposa bambina di un soldato della Confederazione torturata e violentata dai nordisti dopo essersi rifiutata di rivelare informazioni preziose al nemico.
Sembra essere proprio qui il nodo non solo di Closer, ma forse di tutto Sharp Objects, nel superamento del dolore anelato da Adora (Patricia Clarkson), che però non si risparmia pleonastiche esternazioni di fronte al sanguinamento della propria mano. Sappiamo che la ferita perennemente aperta della donna risiede però altrove, inferta dalla morte della figlia Marian e, prima ancora, dalla freddezza del suo compagno, il padre di Camille (Amy Adams) qui menzionato per la prima volta.
Non c'è nulla di male nel patimento, sembra suggerire Adora col suo comportamento in linea col pensiero imperante a Wind Gap: l'importante è tramutarlo in eroismo o catartico martirio. Non sorprende dunque che la reazione della donna di fronte alle cicatrici sul corpo di Camille sia l'ennesima dichiarazione di disprezzo nei confronti di quella figlia "guasta", che si è "rovinata" in silenzio, lasciando che la sua assai poco romantica sofferenza restasse celata sotto i vestiti, senza possibilità alcuna di spettacolarizzazione.
Tuttavia, il dialogo prende ben presto la piega di una confessione desolante per la giornalista, costretta ad accogliere le scuse di un genitore che ammette di non averla mai amata non per ciò che ha fatto, ma per ciò che è: Camille ha manifestato, fin dalla nascita, un'estrema somiglianza - fisica e caratteriale - col proprio ignoto padre, refrattario all'amore e scostante nei confronti di chiunque provasse a superare le barriere sentimentali da lui imposte.
Nella costanza delle aggressioni di Adora verso Camille è impossibile non ravvisare una variante dello strazio inflitto dalla ragazza alla sua pelle attraverso l'autolesionismo: per la despotica madre, quella figlia non voluta e mai amata è un prolungamento di sé, meritevole di punizione per la sua incapacità di conformarsi al resto del corpus costituito da Adora e, con lei, da Wind Gap. La pubblica esposizione del dolore portata avanti dalla madre trova il proprio negativo nel segreto vizio della figlia rifiutata.
La risposta che Richard avrà di fronte alle cicatrici della donna - se mai ne verrà a conoscenza - costituisce, a oggi, un elemento di mistero equiparabile all'identità dell'assassino di Wind Gap. In questo, Sharp Objects riconferma la propria sublime capacità di creare urgenza per la risoluzione dei suoi dilemmi psicologici almeno tanto quanto di quelli investigativi: gridiamo a gran voce che venga resa giustizia alle defunte Natalie e Ann, certo, ma è la viva Camille ad attirare la nostra solidarietà e necessitare di una tardiva gratificazione al termine di una via crucis di solitudine vissuta nel cuore e marchiata sul corpo.