Sharp Objects 1x07, "Falling": la recensione
Il penultimo episodio di Sharp Objects solleva il sipario sul dramma dell'infermità mentale, aprendo il campo al finale con inquietanti rivelazioni
Il tortuoso processo mentale che spinse la donna ad avvelenare la bambina e che la sta conducendo a ripetere le medesime modalità omicide su Amma (Eliza Scanlen) non è un mero espediente drammaturgico, ma ha un nome medico tanto evocativo quanto specifico: sindrome di Munchausen. Gettare un fascio di luce su una psicopatologia ignorata dal grande pubblico è un servigio etico che forse il romanzo di Gillian Flynn non si proponeva d'assolvere, ma che nondimeno merita il nostro plauso.
Mai quanto in Falling capiamo bene Camille, il suo bisogno di edificare continuamente mura attorno a sé in un disperato istinto di autoconservazione, retaggio degli abusi materni e di un calvario medico scampato per un soffio; capiamo il senso di colpa nei confronti di Marian, vediamo finalmente i frammenti mancanti dei ricordi della protagonista, in cui Adora prova a costringerla a ingerire farmaci che, nell'accezione greca del termine, sono puro veleno. Ma l'immagine più forte di questa puntata è una soggettiva di Camille adolescente, che osserva la madre mordere al collo Amma neonata, per poi mormorare: "Ho avuto un'altra figlia malata."
In questo quadro allucinato, la malattia - creata ad arte - delle ragazzine diviene una scala per consentire ad Adora di ergersi a madre modello su un piedistallo che, di fatto, poggia su un terreno intriso di morte e sofferenza consapevolmente imposta; un piedistallo divenuto, con la morte di Marian, folle altare sacrificale da cui Camille, più o meno consapevolmente, sta tuttora fuggendo. Lo dimostra lo scatto nervoso quando Adora le si avvicina per medicarle la caviglia; sebbene la realizzazione compiuta delle atrocità commesse dalla madre subentri in un secondo momento, a seguito dei referti su Marian lasciatele da Richard (Chris Messina), Camille intuisce il pericolo e se ne allontana, per quanto possibile.
Il loro amplesso, splendidamente orchestrato e interpretato con straziata delicatezza dagli eccelsi Adams e Smith, risponde a un bisogno di condivisione del dolore prima ancora che a un'effettiva attrazione fisica; tutto questo sfugge agli occhi del geloso Richard, che fa irruzione nel motel dove i due si sono rifugiati per poi arrestare John e aggredire verbalmente Camille, accusandola di aver scaricato la colpa del degrado della propria vita al lutto subito anni addietro. Per il detective, offuscato dai sentimenti nei confronti della ragazza, è impensabile che il momento peggiore di una vita possa condizionarne il prosieguo; è questa divergenza di sentire che ci auguriamo possa essere colmata nel finale di serie, concedendo alla protagonista il calore di un affetto troppo a lungo negato(si).
Allo stesso modo, vedendo convergere i fili della trama, attendiamo impazienti di assistere alla resa dei conti tra Camille e Adora, uno showdown rimandato per anni e che forse potrà mettere fine alle sofferenze non solo della ragazza, ma costituire il punto di ripartenza per un'intera comunità: se Adora ha effettivamente estirpato le erbe marce Natalie ed Ann come tutto fa supporre - a partire dal dettaglio dello smalto applicato post mortem su una delle ragazzine - il crollo della matrona di Wind Gap potrebbe, nel migliore dei casi, innescare una reazione che porti i suoi ottusi abitanti a rivalutare i propri schemi di giudizio. In attesa di scoprire cosa ne sarà di Camille e di Amma, bloccata a casa e spettralmente agghindata come una vergine sacrificale, leviamo il meritato plauso a una puntata densa di vibrante verità.