Social distance (prima stagione): la recensione
Social distance, la recensione della serie Netflix composta da 8 corti dalla creatrice di Orange in the New Black
Creata da Jenji Kohan (Orange in the New Black), con Hilary Weisman Graham come showrunner e produttrice della serie, Social distance è un altro esperimento di Netflix su come la pandemia abbia costretto le produzioni televisive a diventare persino più creative, fornendo al pubblico un intrattenimento diverso da quello a cui è abituato, girato e concepito in maniera completamente nuova.
Nel primo corto Oscar Nunez, Daphne Rubin-Vega con il marito Tom Costanzo ed il figlio Luca Costanzo e con Guillermo Diaz, Miguel Sandoval, Camila Perez, Olli Haaskivi e Giana Aragon sono interpreti in un episodio in cui i loro personaggi fanno parte di una famiglia riunita per il funerale del loro patriarca, che viene trasmesso in streaming a causa del lockdown che impedisce loro di riunirsi, tra discussioni, recriminazioni e sincere espressioni di cordoglio.
Nel secondo, Danielle Brooks, con la madre LaRita Brooks ed il fratello DJ Brooks e Marsha Stephanie Blake con la figlia Rocco Luna e Misa Brooks ed Isabella Ferriera interpretano personggi che cercano invece di riorganizzare le loro difficili vite, tra l'esigenza di lavorare, continuare ad assistere una madre ospite di una casa di cura e seguire una bambina costretta a casa dalla scuola a causa della pandemia.
Max Jenkins, Brian Jordan Alvarez, Peter Vack e Rana Roy partecipano invece all'episodio sulla storia di una coppia gay che si ritrova ad affrontare una crisi scatenata dalla idiosincrasie di uno e l'apparente superficialità dell'altro.
Peter Scanavino, con il figlio Leo Bai-Scanavino, Ali Ahn, Tami Sagher, Barbara Rosenblat, Michael Mulheren sono interpreti in una puntata che mostra una situazione di una coppia in cui la moglie - affetta da Covid19 - è costretta in isolamento nella propria casa, separata dal marito e dal figlio e terrorizzata all'idea di farsi ricoverare in ospedale, rischiando così di morire lontana dai propri cari.
Kylie Liya Page, Lachlan Watson, David Iacono, Will Meyers, Niles Fitch, Ava Demary sono dei ragazzi che sfuggono dall'isolamento grazie alla tecnologia ed ai social media, tra cotte adolescenziali e improvvise ed inaspettate prese di coscienza che segneranno la loro vita.
Infine Asante Blackk ed il padre Ayize Ma’at, con Lovie Simone rappresentano uno scontro generazionale sul delicato tema del razzismo e del movimento del BLM (Black Lives Matter) tornato agli onori della cronaca dopo la morte di George Floyd ed i molti episodi di violenza perpetrati dalle forse di polizia contro persone di colore, che hanno socialmente scosso e tutt'ora stanno sconvolgendo il tessuto connettivo della società americana.
Uno degli aspetti più interessanti di questo esperimento è proprio l'inventiva che ha imposto ai suoi creatori. Buona parte di Social Distance si svolge infatti con telefonate via Zoom su iPhone, Galaxy ed iMac Pros. coinvolgendo quindi quella tecnologia che è stata in un certo salvifica per molti in questa pandemia e nel loro isolamento.
Come All Rise della CBS, il cui finale di stagione è stato girato interamente da remoto o One Day at a Time, che ha prodotto un episodio animato dopo che le riprese dello show sono state bloccate a causa del Coronavirus, Social Distance è un'altra alternativa alle produzioni TV per come il pubblico è sempre stato abituato a guardarle, che cerca di accompagnare lo spettatore in una moltitudine di storie in cui possa riconoscersi, qualcuna in maniera più riuscita di altre, e grazie alle quali possa riflettere sulla caducità della vita in un momento di crisi che coinvolge egualmente molte persone in tutto il mondo.
Social distance sarà disponibile su Netflix a partire dal 15 ottobre 2020.
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