Spider-Noir, la recensione: un Nicolas Cage a suo agio tra criminali e super poteri
Spider-Noir porta a schermo una delle migliori performance di Nicolas Cage, perfettamente a suo agio nei panni di Ben Reilly e nelle atmosfere da anni '30
Dopo il disastroso universo cinematrogafico Sony dedicato ai cattivi di Spider-Man, ma senza la presenza dell'Uomo Ragno, c'è stata molta diffidenza sui progetti esterni ai Marvel Studios. Così quando Spider-Noir venne annunciato, ero abbastanza scettico. Questo prima del cambio titolo della serie tv, e della conferma di Nicolas Cage come protagonista. Il primo teaser mi levò qualche dubbio (Vi ricordate? Ne abbiamo parlato qui!), ma fu il trailer a trascinarmi completamente negli anni '30 di Ben Reilly. Spider-Noir è stata pubblicata in un unico blocco lo scorso 27 maggio in due versioni: quella Authentic Black and White in bianco e nero, ovvero come è stata pensata fin dall'inizio, e quella True-Hue Full Color, con una palette cromatica satura e vivida pensata, a detta dello stesso Cage, per i più giovani. Ora, dopo aver concluso la visione degli otto episodi, è giunto il momento di parlare di pregi e difetti di Spider-Noir: sarà un successo o un ulteriore caduta verso il baratro?
Il Ragno
Fin dall'incipit viene reso chiaro, ma per coloro che ancora non dovessero saperlo, sebbene condividano Nicolas Cage, questa versione Noir di Spider-Man non è la stessa vista in Spider-Man: Un Nuovo Universo e nei suoi sequel. È un altro personaggio, tant'è che per tutto lo show non viene mai chiamato Spider-Man, ma semplicemente il Ragno (The Spider). E devo dire che il tutto funziona.
Ben Reilly è un ex soldato sopravvissuto alla prima Guerra Mondiale che, a seguito di un incidente, riesce a fare tutto ciò che può fare un ragno, così una volta tornato negli Stati Uniti, diventa un super eroe. Quando l'amore della sua vita viene assassinata, Ben decide di appendere il cappuccio al chiodo (o meglio, di nasconderlo dietro un muro) e diventare un investigatore privato. Cinque anni dopo, l'uomo sarà chiamato a reindossare la maschera, data l'apparizione di sempre più persone dotate di super poteri. Sulla sua strada il terribile Silvermane (Brendan Gleeson) maggià del quartiere (la mafia dell'universo Marvel), che piega chiunque grazie al suo pugno di ferro. Ben dovrà quindi destreggiarsi tra le sue responsabilità da Ragno e tra la sua vita da investigatore, proteggendo i suoi affetti e scoprendo la verità sulle persone super potenziate.
Un tuffo negli anni '30
Spider-Noir è un perfetto mix tra una storia di super eroi e un racconto di Humprey Bogart, e il cast di contorno riesce a muovere tutti gli ingranaggi malgrado le caratterizzazioni stereotipate. Tutti i ruoli principali sono eccellenti, dal fraterno Robbie Robertson di Lamorne Morris all'incantevole Cat Hardy di Li Jun Li. Ovviamente a rubare ogni luce è Nicolas Cage, straordinariamente a suo agio sia nei momenti seri sia in quelli più comici. Forse in questi ultimi l'attore sembra più grottesco, anche per l'overacting per cui è famoso, ma il tutto è in qualche modo giustificato dalla “mutazione” del ragno. L'attore è perfettamente calato nel ruolo, sia nel lato da super eroe, sia in quello più umano da investigatore, dove non perde l'occasione per fare qualche battuta sagace o osservazione brillante.
È proprio la scrittura da sceneggiato anni '30, la carta vincente della storia di Spider-Noir. Ogni episodio scorre meravigliosamente, tra una battuta ben dosata e un momento drammatico, oltre a combattimenti che in bianco e nero funzionano nascondendo a volte una cgi un po' più incerta.
Tra bianco, nero e colori
Che lo show ideato da Oren Uziel sia stato pensato per il bianco e nero, è evidente fin dalle prime inquadrature. Stage stretti, inquadrature ben studiate e che riescono a raccontare il momento anche senza le parole dei protagonisti, colorate con quelle scale di grigio che sono ben più di uno scolorimento generale, ma una vera e propria forma di realizzazione. Anche i momenti più “horror” godono di questo filtro in bianco e nero, riuscendo a catapultare lo spettatore in mezzo alle strade di New York del primo dopo guerra.
La versione a colori purtroppo, non raggiunge lo stesso risultato. I colori, che come detto in apertura sono saturi e molto vividi, rendono tutto molto fittizio, caricato eccessivamente come un fumetto. Il make up e la cgi risultano meno efficaci, mentre alcuni momenti di trama sono leggermente più comprensibili in questa seconda versione. Probabilmente una questione di gusti e, fortunatamente si può scegliere in qualsiasi momento quale versione guardare, così che anche chi è curioso di rivedere una determinata scena in un modo o nell'altro possa farlo velocemente.
Come già sottolineato, Spider-Noir è un'ode ai thriller hard-boiled degli anni '30: dalla costruzione dei dialoghi alle inquadrature, la serie gode di un'atmosfera grezza e immantinente, con Silvermane che cerca in ogni modo di avvolgere la città nella sua stretta. Ad aiutare il tutto una straordinaria colonna sonora, che beneficia anche della presenza di brani cantati da Lin Jun Li, perfettamente integrati nel racconto e nel momento. Un lavoro di fino che rende ogni episodio un piccolo (modesto) tesoro, in grado di intrigare l'appassionato sotto più livelli. Ribadisco infine, che Spider-Noir è una serie tv che potete guardare pure se siete completamente a digiuno di Ragnoversi e simili.
All'inizio di questa recensione parlavo di salto nel vuoto, di possibile fallimento e di fortuna inaspettata. Ora lo si può dire: Spider-Noir si pone dal lato giusto della barricata dei prodotti esterni al MCU, quello dei due film d'animazione dedicati a Miles Morales, e porta a schermo una delle migliori performance di Nicolas Cage, perfettamente a suo agio nei panni di Ben Reilly e nelle atmosfere da anni '30. Nonostante la storia sia chiusa, non mi stupirei se Prime Video dovesse rinnovare lo show per una seconda stagione. E sotto, sotto, un po' ci spero.