Succession 4x09, “Church and State”, la recensione
Succession ricorda, nel suo momento più drammatico, che la sua forza è la satira e l'ironia. Un funerale al cardiopalma e anche commovente.
La recensione dell’episodio 9 della quarta stagione di Succession, disponibile su Sky e in streaming su NOW
Church and State è uno di quelli. L'ennesimo vertice.
Una risata imbarazzata e una lacrima artificiale
Il funerale di Logan Roy doveva essere il momento solenne della serie, invece è l’ora e dieci minuti (!) più istericamente esilarante che Jesse Armstrong abbia scritto. Se ci si fosse dimenticati che Succession è innervata da uno spirito satirico, è impossibile non ricordarselo nel momento meno opportuno: di fronte ai quattro fratelli in lutto.
Ewan pone l’ultimo tassello sulla psiche di questo sovrano shakespeariano. Oltre l’avidità, le cinghiate sulla schiena, i traumi affettivi, Re Logan diventa lo Zio Paperone di Don Rosa. Un tiranno, sì, ma con il cuore spezzato.
Come proseguire dopo questo? Il fragile Roman ci rinuncia con un pianto disperato che non mancherà di essere sfottuto da tutti. Una sconfitta netta che lo pone fuori dai giochi.
La perfetta ironia in stile Adam McKay (produttore della serie) è amara. Bilanciata con cura, porta sempre avanti lo sviluppo dei personaggi. Persino i convenevoli tra donne, le ex di Logan, si concludono in un dito medio all’uomo quando queste si ritrovano tutte sedute - insieme - nello stesso inginocchiatoio.
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Succession sta diventando una distopia?
Nel frattempo l’America brucia. Una ristretta cerchia di uomini potentissimi (tra cui il possibile futuro presidente) celebra un rito obbligato e ipocrita proprio verso l’uomo che ha incendiato le strade. Pure Shiv, ad un certo punto, deve chiedere ai dipendenti se suo padre sia stato peggio del mostro che ha conoscoito.
Succession ha dimostrato un’altissima scrittura, con una costanza nella qualità veramente ammirevole. In Church and State raggiunge però anche una qualità visiva da grande cinema. Non c’è un’inquadratura che sia uguale all’altra durante la cerimonia. Le comparse che riempiono lo spazio sono usate nella composizione delle immagini per amplificare sempre qualcosa. Nei totali danno risalto alla solennità: il nero degli abiti in contrasto con il bianco dei cerimonieri, ad esempio. Sono poi il piano di ascolto e sono il metro con cui valutare l’effetto delle parole di chi è al microfono. Guardiamo sempre loro per capire come stiano andando le cose. E stiamo parlando di comparse!
Tutti i personaggi primari sono per necessità riuniti in un’unico spazio. Tranne Tom, che fa esattamente quello che Logan avrebbe preteso da lui. Eppure nessuno è messo lì solo perché logica vuole che ci sia.