The Good Doctor 1x01 "Pilot": la recensione
La nostra recensione dell’episodio pilota di The Good Doctor in onda sulla ABC
Freddie Highmore è Shaun Murphy, un giovane aspirante chirurgo affetto da autismo e sindrome dell'idiota sapiente, due condizioni che fanno di lui una persona piuttosto complessa con cui relazionarsi, nonostante il suo modo unico e geniale di vedere il mondo e, più nello specifico, la sua potenziale professione. Le premesse erano quindi delicate ed elettrizzanti allo stesso tempo, ma non riteniamo, dopo la visione del primo episodio, che siano state sfruttate al loro meglio, senza nulla togliere alla toccante rappresentazione del protagonista, sbocciato in uno degli attori più interessanti del panorama televisivo grazie a Bates Motel e quella altrettanto intensa di Richard Schiff, nel ruolo di Aaron Glassman, presidente del San Jose St. Bonaventure Hospital, dal quale Shaun viene assunto per il suo internato, nonché mentore di lunga data e padre putativo per Shaun. Vedere questi due attori interagire sullo schermo, mettendo momentaneamente da parte i problemi dello show, resta comunque un piacere per gli occhi ed è un valido motivo per dare a questa serie una chance.
L'intero pilot si svolge nell'arco della riunione del Consiglio di Amministrazione dell'ospedale San Jose St. Bonaventure i cui membri cercano di combattere in tutti i modi la decisione del presidente, Aaron Glassman, di assumere un chirurgo autistico, il tutto sulla base di idee incredibilmente preconcette e senza che queste persone abbiano mai nemmeno avuto l'occasione di parlare con il candidato in questione. Tutta la discussione si basa fondamentalmente sulla sua diagnosi, nessuno mette sul piatto della bilancia i suoi risultati come studente o le opinioni dei suoi professori e addirittura si fanno grosse questioni su come non si sia mai visto un chirurgo mancare di empatia quando, solitamente, in televisione, proprio questa categoria è per lo più rappresentata come una massa di robot che ha scelto questa branca della professione per la propria mancanza di tatto e l'incapacità di intrattenersi con un paziente che non sia già anestetizzato.
Sebbene poi vi siano ovviamente diversi modi di rappresentare l'autismo, uno degli aspetti riconosciuti che caratterizza molte delle persone affette da questa sindrome è proprio la loro ridotta memoria autobiografica, in sostanza l'incapacità di collegare se stessi e le proprie emozioni a ricordi del passato. Ciò nonostante gli autori hanno deciso che per far meglio conoscere al pubblico il protagonista, fosse un'idea appropriata quella di far rivivere al protagonista una serie di flashback della sua adolescenza che rappresentano per lui momenti chiave della vita e che lo hanno portato alla decisione di diventare chirurgo. Sebbene siamo perfettamente consapevoli che la finzione della televisione abbia il potere di rendere realistico anche ciò che non lo è, quando viene mancare la più basilare logica, allora si intravedono anche le prime crepe di un più ampio problema.
Ci rendiamo conto che questa recensione può forse suonare come una condanna per lo show, ma teniamo a precisare che pur essendo una strenua critica, non significa che la visione di un solo episodio sia sufficiente per giudicare per intero uno show. Sicuramente The Good Doctor ha dei problemi da affrontare, ma ha anche incredibili potenzialità, deve forse lavorare con maggiore attenzione su alcuni particolari della trama, ma questo non significa che dalla sua non abbia attori fantastici (non abbiamo parlato molto del resto del cast composto da Antonia Thomas, Nicholas Gonzalez, Beau Garrett, Hill Harper e Tamlyn Tomita perché non hanno avuto troppo spazio nella première ed è ancora prematuro esprimere un giudizio) ed un possibile brillante futuro se sarà capace di correggere il tiro.