The Little Drummer Girl: la recensione
La recensione della miniserie The Little Drummer Girl
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
Alla fine degli anni '70, i servizi segreti israeliani mettono in piedi una complessa operazione di spionaggio per eliminare una cellula terroristica palestinese e il suo leader. A questo scopo, la spia Martin Kurtz (Michael Shannon) ingaggia un'attrice estranea all'ambiente, di nome Charlie (Florence Pugh). La donna, affascinata soprattutto dall'agente dell'intelligence israeliana Gadi (Alexander Skarsgard), accetta di partecipare ad una micidiale missione sotto copertura. Deve fingersi la fidanzata di un terrorista palestinese catturato, e infiltrarsi nei ranghi della cellula per scoprirne il prossimo obiettivo.
Qui in particolare c'è un triangolo di personaggi che dominano l'uno sull'altro. Nemmeno per un attimo ci illudiamo che Kurtz, Charlie e Gadi siano tutti sullo stesso piano. Ognuno di essi è chiamato, in funzione del proprio ruolo nell'operazione, ad esercitare un certo fascino nei confronti del proprio sottoposto. Kurtz è il superiore distaccato, fraterno in certi momenti, implacabile in altri, ma il suo è sempre un ruolo recitato per la causa. Gadi ci viene presentato allo stesso modo, un attore chiamato a recitare una parte per affascinare Charlie. E Charlie da parte sua è un'attrice che viene ingaggiata per interpretare un ruolo, più letterale di così non si potrebbe. Non è la paura, non è il comando che conta, ma una pericolosa e strisciante persuasione: nessuno di essi è libero, perché in guerra nessuno lo è.
La loro storia si svolge in un'Europa che ha un sapore antico, soffocato da tonalità olivastre appena sporcate da improvvisi colori saturi (gli abiti monocromatici della protagonista). Ma tutto viene ricondotto ad una mappa quasi fluida nella sua mancanza di riferimenti, in cui i confini – come in un classico film di spionaggio – si sovrappongono, dalla Germania, all'Austria, alla Jugoslavia, alla Grecia. Ed è forte l'illusione di un mondo oltre la cortina che può essere percorso agilmente in auto, proprio perché su tutto cade la medesima cappa di indecisione e ogni luogo e personaggio viene risucchiato dal gioco delle parti.