The Regime - Il palazzo del potere la recensione del primo episodio
Finito il primo episodio di The Regime si ha la sensazione che la serie abbia provato ad essere tutto... restando in un vago "niente"
La recensione del primo episodio di The Regime - Il palazzo del potere, disponibile su Sky e in streaming su NOW.
Kate Winslet arriva in scena come Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada. La sua Elena Vernham, cancelliera in un regime autocratico, è modellata su Miranda Priestley, per lo meno nei primi istanti. Il durissimo Herbert Zubak, detto “Il macellaio dell’area cinque” per come ha gestito una rivolta di minatori di cobalto, viene istruito sul suo nuovo compito. Dovrà proteggere la donna, ipocondriaca, misurando il tasso di umidità in ogni stanza. Deve stare attento alla direzione in cui parla, perché il suo fiato potrebbe irritarla, soprattutto se non a sufficienza fresco. Lei ha un carattere volubile, impossibile da prevedere, che sfocia in attacchi violenti quando i suoi piani vengono sabotati, anche inconsapevolmente. Viene trasportata in un lettino sterile di riunione in riunione. Sta contrattando con i potenti della terra importanti accordi economici. Il suo regime in declino saprà governare a suo vantaggio questa fase?
GUARDA - The Regime – Il palazzo del potere, il trailer della miniserie con Kate Winslet!
LEGGI - Le serie più attese del 2024
The Regime: il Kate Winslet show
Dura quasi cinquanta minuti il primo episodio di The Regime - Il palazzo del potere, eppure una volta finito non si capisce ancora di cosa parli la serie. O meglio, si intuisce l’intenzione dell’ideatore Will Tracy di fare una satira grottesca in un dramma politico distopico, ma la trama è talmente inconsistente, e al contempo già vista, che manca di un vero e proprio centro.
Sono innumerevoli le serie TV che trattano del potere come principale soggetto. House of Cards trasformava la politica, persino quella democratica, in una tenaglia violenta intorno alle sorti del mondo. Per Succession l’influenza è soprattutto economica: chi ha i soldi detta le leggi e quindi gestisce la nazione. In entrambi gli esempi, ma si potrebbero citare molte altre serie recenti che si muovono nella stessa logica, la cosa peggiore non è la forza in sé, bensì l’idiozia o la spregiudicatezza di chi la detiene. Quando la scrittura funziona, basta vedere questi personaggi all’opera per ridere amaramente delle loro assurdità e sentire che, i fatti di finzione mostrati, non sono così lontani dalla realtà.
La premessa di The Regime invece è di segno opposto, e molto meno interessante. Si compiace sin da subito della sua follia e del carattere assurdo dei suoi personaggi, senza decidere bene che strada prendere. C’è Shakespeare nel modo in cui si struttura questo regno di pazzi, con una sovrana ai limiti dell’esaurimento. Però c’è anche l’esatto opposto: una parodia esplicita, l’invito a non prendere sul serio nulla di quello che si vede.