Ti uccideranno, la recensione: se John Wick finisse tra i satanisti

Un frullato impazzito di horror, action e ironia: Ti uccideranno è gore, videogame e satira sociale in un unico spettacolo sopra le righe. Non per tutti, ma impossibile da ignorare. Al BIF&ST

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Uno dei cardini del cinema cosiddetto postmoderno è la miscela di generi portata alle estreme conseguenze, fino a esibire il racconto come un patchwork più che come un processo organico. Ecco: per immaginare cos’è Ti uccideranno, presentato in anteprima al BIF&ST prima dell’uscita in sala, pensate a un frullatore in cui finiscono il contesto di Rosemary’s Baby, l’ironia (per tre quarti di maniera) alla Tarantino e gli stunt di John Wick.

Corpi che esplodono e demoni in hotel

A creare questa ricetta, intrisa di sangue e altrettanto humour, è Kirill Sokolov, che qualche anno fa si era fatto notare con Muori papà muori, film che mostrava lo stesso dosaggio di ingredienti. In questo caso, insieme allo script di Alex Litvak e alla produzione di Barbara e Andy Muschietti, il regista recupera elementi di un’altra sua opera, Otorvi i vybros (letteralmente: “strappa e getta via”), e racconta di una donna (Zazie Beetz) alla ricerca della sorella scomparsa da dieci anni. Durante le indagini finisce in un grande palazzo newyorkese, il Virgil, uno strano albergo abitato da persone che nascondono un segreto gigantesco e demoniaco.

Ti uccideranno non va per il sottile: svela subito il suo gioco e lavora sull’iper-stilizzazione, nei colori, nei movimenti della macchina da presa di Isaac Bauman, nelle scenografie e nelle scelte musicali e narrative. È un meccanismo ludico e consapevole, che vuole il pubblico immediatamente dentro il gioco: nulla va preso sul serio, né la paura, né la copiosa dose di gore (purtroppo digitale), né la costruzione, che si basa su un modello videoludico di scalata ai piani, con un padre nobile come L’ultimo combattimento di Chen o, ancora prima, niente meno che l’Inferno dantesco.

Il microcosmo del potere

Ciò che conta, nel film di Sokolov, è l’azione: le botte coreografate da Kerry Gregg, le trovate per rendere sempre più sorprendente l’escalation dello spettacolo, superando ogni senso del possibile e del ridicolo (con la componente horror a fare da alleata). Tuttavia, dietro il bailamme un po’ cialtrone che potrebbe far storcere il naso, si intravede uno sguardo molto contemporaneo alla radice politica dei generi: il Virgil diventa così il microcosmo di una società in cui ricchi e poveri, così come bianchi e minoranze, sono nettamente divisi, con i primi che sfruttano i secondi, e con un’ossessione per l’immortalità che richiama quella dei miliardari dei nostri tempi.

Sono sottotesti che non rendono Ti uccideranno un film davvero politico — non è Carpenter, anche se le musiche di Carlos Rafael Rivera sembrano suggerirlo — ma che arricchiscono ulteriormente un prodotto sovraccarico, pensato soprattutto per spararla sempre più grossa. È un gioco non per tutti, ma se corpi che si smontano e si rimontano e teste di porco infuocate sono la vostra tazza di tè, questo è un film che saprà dissetarvi.

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