Track Lab, quando Sound Shapes incontra Electroplankton – Recensione
Un po’ puzzle game, un po’ editor musicale: la recensione di Track Lab
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
La piccola produzione di Little Chicken si alimenta di due anime distinte e distanti, eppur intimamente interconnesse. L’una è funzionale all’altra nella misura in cui si risolvono una serie di enigmi, solo per carpire e comprendere le fondamenta di un editor musicale che vi permetterà di creare gustose basi musicali, che spaziano dal rap alla tecno, condivisibili sui principali social, ma purtroppo destinate a restare confinate sulla rete, un po’ come accadeva con il sopracitato titolo della Grande N, che eliminava qualsiasi vostra creazione una volta spenta la console.
Sebbene Track Lab potrebbe funzionare benissimo anche senza realtà virtuale, privare l’esperienza dell’utilizzo dei Move resterebbe un prezzo troppo alto da pagare e ne stravolgerebbe il concept.[/caption]Immaginate un insolito spartito composto di caselle e colonne che si estende di fronte a voi, all’interno di un ambiente virtuale onirico, fatto di forme, luci e strutture che pulsano e vibrano in armonia con la traccia musicale che, elemento dopo elemento, andrà letteralmente a comporsi grazie al vostro intervento."La modalità Evolver, che incarna l’anima puzzle, vi pone come obiettivo quello di creare un tracciato, all’interno di questa griglia, che “accompagni” un impulso elettrico a destinazione"
La modalità Evolver, che incarna l’anima puzzle, vi pone come obiettivo quello di creare un tracciato, all’interno di questa griglia, che “accompagni” un impulso elettrico a destinazione, evitando gli ostacoli e modificandone la traiettoria tramite specifici oggetti che potrete piazzare con la complicità dei Move. Con il visore saldo in testa, ci si sente quasi in una versione musicale della realtà virtuale apprezzata nel lungometraggio Il Tagliaerbe, mentre si spostano, fisicamente, le varie strutture che, come facilmente immaginabile, emettono ognuno un particolare suono, ogni volta che vengono colpiti dall’impulso.
L’illusione di sentirsi un provetto DJ c’è, è palpabile, ma la funzione principale di questa feature è iniziare al vero focus dell’esperienza: la creazione di tracce da zero, per l’appunto.
Come anticipato, il mixer messo a disposizione non fa miracoli, ma gli elementi che andranno a comporre le “note”, lungo lo spartito musicale, sono sufficientemente numerosi da permettere un buon grado di libertà all’utente. Inoltre, la presenza di diversi strumenti musicali con cui giocare, oltre all’ampiezza della griglia, permette di spaziare facilmente tra i generi e di creare brani piacevoli da ascoltare, oltre che ben arrangiati.
[caption id="attachment_188919" align="aligncenter" width="1000"]
Luci accese, colori saturi, strutture solo vagamente riconoscibili. I primi istanti all’interno degli ambienti virtuali disegnati da Little Chicken li vivrete a bocca aperta.[/caption]
Come detto, si tratta di un software che funzionerebbe benissimo anche senza realtà virtuale, ma va da sé che si tratta di un valore aggiunto, una feature che incrementa l’impatto sensoriale dell’esperienza, che aiuta a immedesimarsi nei panni di un DJ alle prese con un evento ambientato un po’ nel futuro, un po’ in uno splendido sogno.