True Detective 1x04 "Who Goes There": la recensione
Prosegue lo straordinario True Detective, che questa settimana ci regala anche un piano sequenza da brividi
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La creatura di Nic Pizzolatto oscilla quindi tra passato e presente, accostando il più possibile la dimensione stessa della storia, che in fondo non è altro che un doppio flashback (e notate anche l'illusione nell'illusione: i due interrogatori ovviamente non avvengono nello stesso momento, ma la serie li racconta come se fosse così), al proprio modo di narrarla. Il creatore che ha il completo controllo della propria vicenda può dunque scegliere di anticipare immagini, gettare semi per lo spettatore, magari anche inconsciamente, tramite la stessa opening, per poi recuperare tutto e rimodellare a proprio piacimento il racconto. L'immagine terribile, quella del mostro nell'incubo, con la quale ci aveva lasciato la serie due settimane fa, rimane sospesa nell'aria, nella tensione di un racconto che più si allarga coinvolgendo nuovi soggetti e più sembra stringere il nodo intorno all'elemento umano e sfuggente che tutto lega e a cui tutto si riferisce.
Ecco che la scappatella di Hart con Lisa (Alexandra Daddario) dà corpo, e in parte giustificazione, alle problematiche di coppia che l'uomo aveva evidentemente con la moglie Maggie (Michelle Monaghan). Rimane da chiedersi se, con solo otto puntate complessive, questa storyline sia destinata al semplice riflesso sulla caratterizzazione di Hart, o se avrà un impatto più concreto sulla trama. Rust intanto in determinati momenti ha anche giocato il ruolo di confidente, ma di certo non ci sta a beccarsi un po' di rabbia in eccesso, e sicuramente non è disposto a lasciare che le vicende personali si intromettano nel corso dell'indagine, non ora che è giunta ad un punto di svolta. Con una mossa azzardata, rischiosa, impensabile se non fosse che praticamente non fa altro che dar voce alle tensioni che fin dall'inizio vedono Rust accarezzare l'idea della morte con troppa insistenza, l'uomo entra in contatto, sotto copertura, con una banda di criminali, a sua volta tramite per giungere a Ledoux.
La parentesi legata al lavoro sotto copertura di Rust è destinata a esaurirsi nello stesso episodio, contrariamente a ciò che potremmo pensare, bruciando le tappe della narrazione, rinunciando al classico lavoro d'accumulo di informazioni, magari costruendo qualche tipico momento rischioso in cui il protagonista potrebbe essere scoperto. Nessuna giostra di discese e salite, solo un'escalation fulminante di situazioni, tanto repentina da lasciarci storditi nel momento in cui viene rilasciata di colpo, in un momento di alto cinema... ops, televisione. Il piano sequenza di sei minuti con il quale si conclude la puntata e al di là di ogni aggettivo, considerato come, ricordiamolo sempre, stiamo parlando di un prodotto per il piccolo schermo.
Dimenticando quel continuo oscillare tra passato e presente che dicevamo prima, si tratta di un bel momento nel quale la storia si distacca da tutto il resto per vivere pienamente l'ora e l'adesso. Si tratta di un esercizio di stile? Probabilmente. Di un momento nel quale la tecnica prende il sopravvento sulla storia? Senza dubbio, ma è anche un momento realizzato perfettamente. Per questa settimana la dimensione più immediata della narrazione ha prevalso sulle riflessioni più nascoste, sugli spunti intelligenti che la serie ci lancia in continuazione, sul collante fascinoso, per quanto degradante, che tiene uniti i fili della storia. Ma la qualità eccezionale, della scrittura, della messa in scena, delle interpretazioni, rimane una costante.