True Detective 3x05 "If You Have Ghosts": la recensione
Le nostre impressioni sul quinto episodio stagionale di True Detective, intitolato If You Have Ghosts
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In quel momento riusciamo ad afferrare il cuore stesso della narrazione della terza stagione. Che non consiste nel mettere la parola fine ad un'ingiustizia durata decenni, ma nell'instancabile e necessaria lotta tra l'oblio e la voglia di essere qualcosa. Wayne Hays svanisce, come la realtà del suo personaggio, e le parentesi passate si appiattiscono sempre più verso un 2015 che ingloba ciò che è stato e lascia sempre meno spazio a ciò che avrebbe potuto essere. Il rapporto con Amelia è sempre meno definibile in base all'attrazione fatale che pure era scattata negli anni '80, e che qui vediamo in una scena fatta di sguardi. È già molto di più il momento di aperta crisi ad una cena negli anni '90, o ancora meglio la totale assenza nel 2015.
Personaggio difficile da afferrare Amelia. Certo, abbastanza odioso – questo viene da sé – ma anche difficile da inquadrare proprio perché la prospettiva è quasi sempre e solo quella di Wayne sul rapporto. Amelia è la personificazione del caso Purcell. Misteriosa, tentatrice negli anni '80, frustrante negli anni '90, solo un fantasma dei ricordi nel presente. Seconda regia stagionale per Nic Pizzolatto, qui anche in sceneggiatura, e True Detective si mantiene coerente con quanto proposto fino ad ora. Sarebbe semplice indulgere in teorie sulla risoluzione possibile del caso – diamo per scontata che ce ne sarà una, ma chissà – ma basta il lunghissimo dialogo finale sul portico tra Wayne e Roland per spostare l'attenzione su qualcos'altro.
In questo tardivo incontro tra due anziani sconfitti, c'è qualcosa di Una storia vera di David Lynch. Un lungo viaggio verso una riconciliazione, il rimorso per qualcosa che nemmeno si ricorda (un concetto sfuggente e sottilissimo sul quale è imperniato l'intero confronto), ma soprattutto la voglia di fare qualcosa della propria esistenza. Anche a costo di non ricordarlo in futuro, perché quel che conta è il presente, qualunque esso sia.